Nel medio termine la quotazione dell’euro dipenderà più da quanto accade negli usa che dalla Bce. Thomas Hempell, responsabile della macro & market research di Generali Investments

È improbabile che la riunione della BCE di questa settimana produca decisioni politiche concrete, poiché il Consiglio direttivo vorrà attendere prove più rassicuranti che la disinflazione stia procedendo. Con l’inflazione dell’area euro di marzo al di sotto delle aspettative (Indice Prezzi 2,4% su base annua), il Presidente Lagarde darà probabilmente segnali ancora più chiari che la riunione di giugno sarà “vivace”.

Un taglio a giugno lascerebbe il cruciale compito alla BCE prima che alla Fed di iniziare un nuovo corso (anche se il lasso di tempo che intercorre potrebbe essere solo di una settimana). Tuttavia, la coppia EUR/USD potrebbe ancora estendere la sua recente resistenza  In primo luogo, dopo una forte correzione, le aspettative di taglio dei tassi cumulative dei mercati per il 2023 non si discostano più di tanto dai -75 punti base (Fed) e -100 punti base (BCE) che abbiamo che abbiamo ipotizzato.

In secondo luogo, le posizioni speculative sul dollaro statunitense si sono recentemente impennate, rendendo il dollaro americano vulnerabile a una battuta d’arresto.

In terzo luogo, nonostante la volatilità a breve termine, il divario di rendimento transatlantico è destinato a ridursi nel medio termine, poiché prevediamo che l’ammontare complessivo dei tagli dei tassi USA nei prossimi due anni supererà l’allentamento della BCE. In quarto luogo, una nascente ripresa dell’area euro (anche se poco significativa) contrasterà il rallentamento degli Stati Uniti. Infine, i tagli dei tassi della BCE e della Fed, ancora ampiamente sincronizzati nel corso del secondo semestre, ridurranno l’incertezza sui tassi ed eroderanno il sostegno del dollaro statunitense.

I maggiori rischi di ribasso per l’EUR/USD non derivano tanto dalla BCE quanto dagli Stati Uniti: una ripresa dell’inflazione statunitense e il proseguimento di una solida espansione potrebbero ritardare in modo più significativo i tagli dei tassi della Fed; inoltre, le crescenti probabilità di una vittoria di Trump potrebbero incrementare la domanda per il biglietto verde.