Dopo la svolta hawkish delle principali banche centrali mondiali il focus sarà la pubblicazione di importanti dati macroeconomici. Weekly Newsletter di Cassa Lombarda: l’analisi settimanale dei mercati finanziari (a cura dell’Advisory)
Azioni
Ennesima settimana di passione per i listini azionari internazionali che si stanno riportando diffusamente sui livelli di inizio 2021 e hanno risentito venerdì delle “quattro streghe” ossia della scadenza dei future e delle opzioni su indici e azioni.
Gli investitori temono che la stretta della Fed contro l’inflazione porti gli Stati Uniti in recessione, con conseguenze sui mercati globali, ma hanno pesato anche i rialzi dei tassi in Inghilterra e quelli a sorpresa di 50 bps in Svizzera. A guidare la lista dei segni rossi spicca il Nikkei mentre a Wall Street l’indice Dow Jones ha chiuso la seconda seduta consecutiva sotto i 30.000 punti, soglia che non veniva infranta dal gennaio 2021, archiviando l’undicesima settimana in calo nelle ultime dodici. L’indice S&P 500 ha archiviato la peggiore settimana da marzo 2020 quando l’OMS dichiarò lo stato di pandemia; in settimana, inoltre, lo S&P 500 è entrato in territorio “orso”, essendo in calo di oltre il 20% dal recente record segnato a gennaio. Si salva solo Shanghai.
Obbligazioni
L’annuncio delle misure anti-spread in studio da parte della Bce ha favorito un generale ritorno sull’obbligazionario europeo, così gli spread hanno registrato sensibili restringimenti con quello tra i Btp e i Bund decennali sceso in area 190 punti base a fronte di un rendimento del dieci anni italiano in area 3,6%. Negli Stati Uniti i rendimenti hanno perso slancio nella giornata di venerdì; in settimana, il rendimento del titolo a due anni ha raggiunto i massimi dal 2007, superando brevemente quello del decennale a sua volta ai massimi dal 2011. Questo segnale è molto temuto dagli investitori in quanto l’inversione della curva dei rendimenti spesso è foriera di una prossima recessione, che però viene vista come “evitabile” da parte dell’amministrazione Biden.
Valute e materie prime
I timori per un calo della domanda, in scia a una possibile recessione, hanno fatto scendere il petrolio che solo venerdì ha perso circa il 7%, per un ribasso settimanale del 9,2%, il primo dopo sette rialzi consecutivi. Lo yen giapponese si attesta ai minimi dal 1998 contro il dollaro, indebolito dalle politiche della BoJ, ultima “colomba” rimasta tra le banche centrali dei paesi sviluppati.
Outlook
Dopo la svolta hawkish delle principali banche centrali mondiali (ad eccezione della Bank of Japan), il focus della settimana sarà la pubblicazione di importanti dati macroeconomici.
Saranno resi noti i dati preliminari dei Pmi di giugno, sia Servizi che Manifattura, delle principali economie, a riguardo l’indice composito di Eurozona, che fin qui ha mostrato una certa resilienza, è atteso in leggero rallentamento. In Germania l’indice Ifo sulla fiducia degli imprenditori, con l’attenzione rivolta soprattutto alla componente aspettative, che dovrebbe aumentare marginalmente e che storicamente anticipa di circa 2 mesi l’andamento del Pil tedesco. Sono inoltre in programma i discorsi di diversi banchieri centrali tra cui la testimonianza semestrale di Jerome Powell (Fed) al Congresso Usa, l’evento sarà monitorato con estrema attenzione per le domande che i politici a Washington porranno con focus sull’inflazione. In agenda anche un intervento di Christine Lagarde (Bce) alla Commissione Economica del Parlamento Europeo a Bruxelles. Questa settimana saranno attive la Banca centrale turca, vista rimanere ferma nonostante l’inflazione nel Paese sia in area 70%, e quella messicana che dovrebbe alzare i tassi di 75 punti base.

