Possibili ritardi per il primo taglio dei tassi della Federal Reserve.I commenti a cura di IG Italia e GlobalX
Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia
Il Bureau of Labor Statistics ha pubblicato i dati sull’inflazione relativa al mese di dicembre negli Stati Uniti. L’indice dei prezzi al consumo (CPI) ha evidenziato, su base annuale, un rialzo del 3,4%, superiore rispetto alle attese del mercato fissate al 3,2% (a novembre al 3,1%). Su base mensile il CPI ha mostrato una variazione del +0,3% (aspettative fissate per un +0,2%).
L’indice core (ovvero esclusi energetici ed alimentari) ha mostrato una crescita del 3,9% (previsioni del mercato al 3,8%, a novembre +4%). Su base mensile l’aumento dei prezzi core è stato pari allo 0,3%, in linea con le attese (a novembre +0,3% m/m).
Le cifre sull’andamento dei prezzi al consumo hanno evidenziato pressioni inflazionistiche ancora forti. Tenendo conto anche dei numeri robusti sul mondo del lavoro (NFP di dicembre e richieste settimanali di sussidi di disoccupazione) crediamo che le possibilità che il FOMC, la commissione operativa della Federal Reserve possa decidere di tagliare i tassi di interesse nei prossimi mesi, siano molto basse.
A nostro avviso rimane molto più probabile lo scenario che prevede un taglio del costo del denaro da parte della FED nelle riunioni di maggio/giugno. I mercati finanziari scontano ormai da parecchie settimane una diminuzione dei tassi di interesse già nel meeting del FOMC di marzo.
Morgane Delle Donne, head of investment strategy Europa di Global X
Il CPI statunitense ha sorpreso al rialzo per l’inflazione headline, con un 3,4% anno su anno: più alto del consenso atteso (3,2%) e della lettura precedente (3,1%). Il dato core invece è sceso di soli un decimo di punto al 3,9% (le attese erano per un 3,8%). Di conseguenza, il rendimento dei Treasury a 10 anni è tornato sopra il 4% e l’indice del dollaro è in rialzo. Gli indici azionari al momento oscillano senza una chiara direzione. I futures sui Fed funds indicano ancora 5-6 tagli dei tassi quest’anno, ovvero il doppio di quanto dicono le proiezioni del FOMC.
Nel complesso, i numeri dell’inflazione sono contrastanti, dato il rallentamento del dato core e la risalita di quello headline, lasciando intatto lo status quo. La discrepanza tra la Fed e i mercati sulle prospettive dei tassi potrebbe persistere per tutto il primo trimestre dell’anno, in quanto entrambi devono veder confermate dai dati le loro opinioni. Nel frattempo, le prospettive di tassi d’interesse più bassi e di un dollaro americano più debole pongono le basi per un soft landing a livello globale nel 2024, lasciando alle azioni statunitensi un potenziale di rialzo maggiore rispetto alle controparti europee.

