A cura di Hans-Jörg Naumer, Director, Global Capital Markets & Thematic Research, Allianz Global Investors
Per questa settimana non si prevede alcuna inversione di tendenza, in quanto i dati in arrivo non sono sufficientemente rilevanti da innescare un simile cambiamento. Martedì verrà pubblicato l’indicatore ZEW che misura il sentiment economico della Germania. Dato l’attuale stato dell’economia, persino il minimo bagliore di speranza sarebbe un buon motivo per festeggiare.
Giovedì tutti gli occhi saranno puntati sulle richieste iniziali e di rinnovo dei sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti. Sino a che punto la banca centrale statunitense, la Federal Reserve (Fed), potrà portare avanti il programma di riduzione dei tassi di interesse è sempre più un’incognita, soprattutto dopo l’ultima relazione sul mercato del lavoro USA.
La settimana si chiuderà con la riunione della Banca del Giappone (Bank of Japan, BoJ) sulla politica monetaria. Qualora le previsioni della banca centrale nipponica sull’inflazione saranno confermate, anche dopo un ulteriore graduale aumento del tasso di riferimento, attualmente scontato nei tassi a termine sul mercato monetario giapponese, i tassi di interesse reali rimarrebbero in territorio negativo e la politica monetaria eccessivamente accomodante.
Tale situazione sottolinea il rischio molto concreto di una normalizzazione più rapida e/o più drastica della politica monetaria in Giappone.
Sono inoltre in uscita diversi indicatori del sentiment sulla fiducia dei consumatori nel Regno Unito e gli indici dei responsabili degli acquisti relativi a Giappone, Stati Uniti ed Europa.
Al di là dei dati di imminente pubblicazione, ricordiamo che la stagione dei bilanci è cominciata. Come da tradizione, le grandi banche statunitensi hanno già reso noti gli utili per il quarto trimestre e per l’intero esercizio 2024.
Il 2025 sarà anche un anno cruciale per la dottrina “America First”, che non solo ha determinato una netta sovraperformance dell’indice MSCI USA rispetto all’MSCI World (USA esclusi) negli anni scorsi, ma ha anche alimentato in modo consistente le attese in merito agli utili delle società USA.
Se tale trend proseguirà, questa sarà l’unica giustificazione, a lungo termine, per la valutazione nettamente più elevata del mercato azionario USA.
“Performance first” potrebbe essere l’approccio più saggio.

