Settore bancario, confermato l’orientamento positivo. Il principale driver della performance 2025 è stato un quadro fondamentale già robusto, che nel corso dell’anno si è ulteriormente rafforzato. Sebastiano Pirro, CIO di Algebris Investments

Le banche arrivavano al 2025 con livelli di patrimonializzazione ai massimi storici e oggi esprimono anche la migliore redditività degli ultimi 15 anni: elementi che hanno sostenuto il comparto nonostante i rischi macro. Per il 2026 ci aspettiamo che i fondamentali del settore bancario, soprattutto in Europa, restino complessivamente stabili: solidità patrimoniale e redditività ancora su livelli elevati.
Proprio perché molti temi emersi nel 2025 sono stati prezzati solo in parte, affrontiamo il 2026 con un approccio più prudente. Ad esempio, l’eventuale rimozione dei dazi da parte dalla Corte Suprema resta un elemento di incertezza. Dopo una prima lettura molto negativa ad aprile, i mercati – in particolare credito e tassi – hanno poi trovato un parziale conforto nella narrativa secondo cui i dazi avrebbero contribuito a ridurre il deficit. In caso di rimozione, il tema dello squilibrio fiscale potrebbe tornare rapidamente al centro dell’attenzione. Inoltre, nonostante l’euforia su AI e Magnifiche 7 degli ultimi anni, i flussi di cassa potrebbero non essere sufficienti a finanziare integralmente i piani di investimento, portando a nuove emissioni da parte del settore tecnologico nell’ordine di 300–450 miliardi, con implicazioni potenzialmente rilevanti per il credito investment grade.
Pertanto, se per i finanziari il quadro tecnico potrebbe migliorare nel 2026, il resto del mercato potrebbe sperimentare condizioni meno favorevoli
E poiché i finanziari rappresentano una componente importante dell’universo investment grade globale, non ci aspettiamo siano totalmente immuni: benché opportunità e solidità fondamentale restino, timing e potenziale volatilità potrebbero diventare più determinanti. Ovvero, alcuni eventi che nel 2025 i mercati avevano assorbito con reazioni modeste potrebbero risultare più rilevanti nel 2026.
Alla luce di questo scenario, la nostra esposizione complessiva è oggi leggermente ridotta rispetto a un anno fa. Restiamo investiti, con un orientamento costruttivo sul credito finanziario, interessante per fondamentali e profilo di rendimento rispetto ad altre aree di mercato. Manteniamo inoltre una quota di liquidità per sfruttare eventuali fasi di volatilità o eventi inattesi, che riteniamo più probabili nel corso dell’anno.
Il 2025 è stato anche un anno molto positivo nel validare la nostra tesi sui titoli azionari finanziari, in particolare in Europa e negli Stati Uniti.
In Europa, è stato un altro anno forte per le banche e riteniamo che le prospettive restino favorevoli. In modo significativo, abbiamo iniziato a vedere un rerating del settore: le valutazioni sono passate da circa sette volte gli utili a inizio anno a circa nove volte gli utili oggi. Non si è trattato solo di rerating: la dinamica degli utili ha continuato a migliorare nel corso dell’anno.
Le stime degli utili 2027 sono state riviste al rialzo di circa 20% da inizio anno, con upgrade che si sono dimostrati ampiamente diffusi
Stiamo inoltre vedendo segnali incoraggianti per la nostra tesi su cosa accade quando i tassi scendono. I margini hanno mostrato una tenuta migliore delle attese, sostenuti sia dalla gestione attiva dei bilanci sia da una curva dei rendimenti più ripida: un contesto costruttivo per le banche. È importante sottolineare che l’assenza di una crescita significativa del credito negli ultimi anni in Europa continua a rappresentare un solido supporto per la qualità degli attivi. Riteniamo che questo contesto possa proseguire nel 2026, ed è uno dei motivi principali per cui il settore bancario europeo si distingue.
Anche a circa nove volte, le banche europee restano tra i settori più economici rispetto al mercato europeo nel suo complesso, che tratta intorno a 13 volte gli utili 2027, e sono inoltre tra le poche aree a registrare revisioni degli utili significativamente positive, mentre il mercato europeo più ampio ha visto downgrade da inizio anno. Riteniamo inoltre importante non sottovalutare l’effetto di compounding della crescita del book value e l’attrattività dei dividend yield nel determinare creazione di valore.
Se “scorporiamo” i dividendi attesi tra oggi e la fine del 2027, insieme all’eventuale capitale in eccesso che ragionevolmente potrebbe essere distribuito, il multiplo P/E headline di nove volte scende verso sette volte e mezzo. Continuiamo quindi a vedere valore, pur aspettandoci che nel 2026 possa essere necessaria una maggiore selettività.
Negli Stati Uniti, il contesto economico è rimasto incerto, con oscillazioni del sentiment legate a tariffe, AI e private credit.
Detto questo, per le banche è emerso un driver bottom-up favorevole: il tema dell’allentamento regolamentare. Riteniamo che ciò possa tradursi direttamente in un supporto all’M&A. Pensiamo di essere solo all’inizio di una storia di consolidamento pluriennale e stiamo già vedendo proof point concreti: nel 2025 sono stati annunciati deal e il regolatore si è mosso più rapidamente nell’approvarli. È un tema su cui restiamo fortemente focalizzati anche in vista del 2026, e che valorizza i punti di forza di un gestore attivo e specializzato.

