La fiammata inflazionistica si sta rivelando più duratura e pronunciata del previsto, ma gli investitori non mostrano preoccupazione, come evidenzia la bassa volatilità che regna sui mercati. La view d’investimento di Eurizon

Molto si deve alla fermezza con cui le Banche Centrali ribadiscono che le spinte sui prezzi sono transitorie. E i mercati riflettono appieno questa tesi, basta guardare le misure di inflazione implicita (breakeven inflation) nei titoli a remunerazione reale (inflation linked bonds).

Negli USA le inflazioni di breakeven sulle scadenze brevi sono superiori a quelle lunghe, ad indicare attese di un fenomeno destinato a rientrare. Va però notato che su tutti gli orizzonti, l’inflazione implicita è superiore al livello medio del 2,2% realizzato negli ultimi 20 anni. Questo può indicare due cose. Gli investitori pensano che, una volta rientrata l’attuale fiammata, l’inflazione rimarrà, leggermente, superiore ai cicli passati. O più probabilmente, gli investitori hanno voluto coprirsi in modo ampio dalle sorprese di inflazione, andando anche sopra la storia da vent’anni a questa parte. In ogni caso lo shock inflattivo appare, almeno negli inflation linked USA, già ben prezzato.

Il balzo dell’inflazione sembra preoccupare ancora meno gli investitori in euro. L’inflazione di breakeven è salita rispetto ai minimi di marzo 2020, per stabilizzarsi, su tutte le scadenze, esattamente al livello medio di inflazione realizzata negli ultimi 20 anni, sotto il 2%.

Il messaggio è chiaro. Per l’area Euro il balzo non è solo considerato temporaneo, ma non è visto minimamente alterare il quadro di “bassa inflazione” tipico da anni. È una constatazione rassicurante per il medio termine. Per il futuro ravvicinato, però, va considerato che il rischio di tensioni più lunghe del previsto è prezzato, in zona Euro, in modo meno completo rispetto agli USA.

Nei mesi a venire si guarderà, anche negli USA, alla dinamica dei salari. L’eventuale innesco di una spirale prezzi-salari potrebbe fare pensare ad uno shock inflattivo più permanente. Ma non è detto. I salari sono destinati a salire, per compensare almeno in parte il rialzo dei prezzi. Ma se ciò avverrà con crescita globale in rallentamento, dopo l’accelerazione straordinaria del primo semestre 2021, sarà finanziato essenzialmente da un calo dei margini di profitto, ora sopra i livelli preCovid. Sarà quindi una redistribuzione temporanea, più che l’innesco di un volano che risulterebbe non sostenibile.