Intervista a Filippo Napoletano, Responsabile Gestione Fondi Obbligazionari di Finint Investments SGR

La storia ci insegna che il prezzo dell’oro è ben correlato con l’aumento dell’inflazione. Tuttavia, fino a questo momento il metallo giallo non sembra aver tratto grande vantaggio dalla risalita dell’inflazione. L’oro sarà ancora in grado di tutelare il portafoglio dall’inflazione?

Diverse possono essere le spiegazioni dell’andamento recente delle quotazioni dell’oro che non sembra reagire come atteso rispetto all’aumento dell’inflazione.

Filippo Napoletano

Innanzitutto, l’aumento dell’inflazione potrebbe risultare essere solo temporaneo e l’aumento essere transitorio. Il peggio potrebbe essere già alle spalle, con l’inflazione che si sta stabilizzando, anche se permangono ancora pressioni dovute all’eccesso di domanda e strozzature all’offerta che influenzeranno ancora la dinamica dei prezzi.

In sostanza quindi un rialzo dell’inflazione potrebbe limitarsi al 2021 con un rientro già nel 2022.  Inoltre, sarà necessario valutare l’operato futuro delle principali banche centrali e la loro velocità nell’alzare i tassi di interesse in caso di effetti inflattivi non solamente transitori.

Le quotazioni dell’oro potrebbero reagire al rialzo in caso di reazioni non immediate da parte delle banche centrali.

In generale quindi un portafoglio costituito da oro, titoli inflation-linked, commodity, real estate può funzionare come copertura contro il rischio di inflazione.

Gli inflation linked bond hanno tratto beneficio da un contesto caratterizzato da tassi bassi e inflazione al rialzo. Alle attuali quotazioni credete che possano ancora offrire una tutela dall’aumento dei prezzi di beni e servizi?

Nel contesto attuale rimane molto elevato il rischio di coprirsi entrando su livelli elevati una volta che si è già raggiunto il picco dell’inflazione. In particolare per quel che riguarda i titoli inflation-linked.

Potrebbe risultare invece più conveniente posizionarsi sul mercato azionario andando a considerare i settori e le società che sono state meno impattate dalla crescita dei prezzi, in particolare dalla risalita del prezzo delle materie prime e dell’energia.

In termini di singole aziende un indicatore utile potrebbe essere il rapporto tra i costi energetici e relativi alle materie prime sul totale di costi operativi. Le società più energivore saranno quelle che avranno maggiori impatti sui margini. Al livello di settore, quelli più impattati sono le Utilities, Mining & Energy e Real estate.  Il settore meno impattato è quello finanziario.