In un contesto di mercato caratterizzato da trasformazioni profonde – tecnologiche, ambientali e geopolitiche – la sostenibilità continua a rappresentare un punto di riferimento strategico per gli investitori e per l’industria del risparmio gestito.

L’approccio Esg evolve, diventando sempre più parte integrante dei processi decisionali e non un elemento accessorio. Ne parla Carmine Da Fermo, direttore investimenti di Sella Sgr che sottolinea come la sostenibilità rimanga un orientamento di lungo periodo, capace di coniugare impatti ambientali e sociali con le esigenze finanziarie, e di integrarsi con le nuove direttrici di sviluppo legate all’innovazione, alla sicurezza e alle infrastrutture.

Offrite ancora alla vostra clientela prodotti Esg? Per voi è ancora un investimento strategico nei portafogli degli investitori?

«Per noi la sostenibilità non è una parentesi, ma un orientamento di lungo periodo e una prospettiva con cui guardiamo ai mercati e accompagniamo le scelte dei nostri clienti. I fattori ambientali, sociali e di governance sono un insieme di criteri che aiutano a leggere con maggiore profondità rischi, opportunità e cambiamenti strutturali, collegando le decisioni di oggi al valore che si costruisce nel medio-lungo termine.

Non si tratta di un’etichetta, ma di un riferimento che guida la valutazione di aziende e progetti, con attenzione alla qualità delle informazioni disponibili e alla coerenza con gli obiettivi dell’investitore. Nel tempo, l’evoluzione nella qualità dei dati e degli standard di trasparenza ha reso più solida la valutazione, consentendoci di coniugare impatti ambientali e sociali con le esigenze finanziarie. In questo senso, l’approccio rimane strategico: la sostenibilità non viene trattata come elemento accessorio, ma come parte del metodo con cui si cercano risultati durevoli nel tempo, riportando al centro contenuti reali e una narrazione matura, capace di collegare le scelte d’investimento al loro valore nel lungo periodo».

Oggi si parla molto di tecnologia (soprattutto intelligenza artificiale), difesa, infrastrutture: questi temi hanno distolto l’attenzione degli investitori dall’Esg?

«Nel quadro attuale, l’attenzione si è estesa verso aree tematiche come l’intelligenza artificiale, le infrastrutture e, in un contesto politico internazionale più complesso, i profili legati alla sicurezza; non si tratta però di direttrici alternative alla sostenibilità. In molti casi questi ambiti si intrecciano con i fattori Esg: l’innovazione tecnologica abilita una maggiore efficienza delle infrastrutture energetiche e idriche, che sono centrali per la transizione; la sicurezza, anche digitale, richiama responsabilità di governance. In questa prospettiva, l’Esg non è un settore a sé stante, ma un criterio trasversale di valutazione, che si applica ai diversi comparti e aiuta a leggere la resilienza dei modelli di business nel tempo.

L’emergere di nuovi temi, quindi, può convivere con un approccio responsabile, contribuendo a rendere più concreti e misurabili i nessi tra scelte d’investimento e dinamiche industriali di lungo periodo».

Qual è l’atteggiamento dei clienti nei confronti dell’Esg? Voi avete notato un cambiamento di fondo o viene manifestato ancora interesse?

«Riscontriamo un interesse più consapevole: l’Esg non viene più percepito come un’etichetta, ma come un insieme di criteri utili a interpretare rischi e opportunità nel tempo. Emerge l’esigenza di una comunicazione più chiara e di una narrazione matura, centrata sui contenuti reali e sul valore finanziario delle scelte, insieme a una maggiore attenzione alla qualità e alla granularità delle informazioni disponibili.

Accanto ai temi ambientali, osserviamo un interesse crescente per le dimensioni sociali (inclusione, salute, educazione) oggi ancora di più misurabili grazie all’evoluzione di standard e dati. In questo quadro, l’attenzione rimane, ma si orienta verso approcci in cui coerenza, misurabilità e trasparenza permettano di comprendere come i fattori Esg contribuiscano, nel lungo periodo, alla lettura dei fondamentali e alla gestione del rischio».

Ci sono state molte persone che hanno deciso di chiudere le loro posizioni in prodotti Esg, per rivolgersi ad altri temi, magari oggi più di moda?

«Non registriamo deflussi significativi riconducibili a una disaffezione verso l’Esg. Piuttosto, osserviamo riallocazioni fisiologiche verso temi percepiti come più urgenti o performanti nelle fasi recenti. Ciò non implica un abbandono del paradigma sostenibile: molti clienti cercano un equilibrio, affiancando esposizioni tattiche ai trend di breve periodo al mantenimento in portafoglio di criteri Esg, riconoscendone il ruolo nel medio-lungo termine. In sintesi, non vediamo una fuga, ma un’integrazione sempre più matura della sostenibilità all’interno dei portafogli».

 

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