Focus di breve termine sulle asset class e outlook settimanale. La Weekly Newsletter a cura dell’Advisory di Cassa Lombarda

La Fed ritiene che sia necessario prolungare la stretta monetaria, mantenendo una politica restrittiva per riportare l’inflazione al 2%, motivo per cui sarà necessario mantenere i tassi alti per un periodo più lungo di tempo. Lato BCE, è emerso che la maggior parte degli indicatori dell’inflazione sottostante sembrano aver superato il proprio picco, allo stesso tempo, l’inflazione interna è ostinatamente elevata e le proiezioni di inflazione a più lungo termine sembrano ancora al di sopra dell’obiettivo. Sul fronte dati marco, il Pmi composito dell’Eurozona è salito in novembre a 47,1 punti dal minimo triennale di 46,5 punti toccato a ottobre, contro stime di 46,80 punti. In Germania, a novembre, l’attività manifatturiera (42,3 punti vs 41,2 punti) e del settore servizi (48,7 vs 48,5) si è ripresa rispetto a ottobre.

Azioni

I mercati mondiali chiudono la quarta settimana positiva di seguito, un evento che non si verificava dall’agosto 2022. Due i fattori principali che hanno guidato il rally, da una parte l’attenuazione delle tensioni sui tassi, favorita da una lunga serie di indicatori macro che segnalano il rallentamento della crescita, dall’altra parte l’attenuazione del rischio di deflagrazione del conflitto in Medio Oriente, grazie alla tregua di quattro giorni tra Hamas e Israele.

Europa. A livello di indici, l’indice Ibex della Borsa spagnola ha toccato nuovi massimi da febbraio 2020, il Cac 40 francese è sui massimi da due mesi, il Dax tedesco al top da fine agosto, infine il nostro FTSEMIB di Piazza Affari (29.432) a circa due punti percentuali di distanza dal record degli ultimi 15 anni.

Obbligazioni

Il mercato obbligazionario riparte da un Treasury USA decennale a 4,47%, un Bund decennale a 2,64, un BTP decennale a 4,40%. La risalita dei rendimenti nella zona euro a cui abbiamo assistito nel fine settimana, si spiega con gli effetti della decisione della Germania di sospendere di nuovo la norma costituzionale relativa all’indebitamento massimo e con un paio di dati macro, leggermente sopra le aspettative. Anche in Europa, i dati macro alimentano le prospettive di un deterioramento dell’economia, ma dalla Bce continuano ad arrivare inviti alla cautela su un’inflazione che potrebbe risalire. I mercati monetari prezzano un taglio dei tassi di 83 punti base entro dicembre 2024, in frenata rispetto ai 100 punti base di una settimana prima.

Valute e materie prime

L’Indice Bloomberg Commodity (-0,49% in USD) chiude una settimana piatta. Pochi gli spunti dai dati macro, con i dati cinesi che continuano a non essere supportivi per quanto riguarda le materie di base. Il Petrolio ha vissuto un’ottava di elevata volatilità, chiusa comunque con un -0,66%, ovvero la quinta settimana consecutiva al ribasso. Il rinvio della riunione dell’Opec+ al 30 novembre ha sollevato una serie di dubbi, tra cui l’ipotesi che i produttori non stiano trovando un accordo sul mantenimento/prolungamento dei tagli. L’oro chiude la settimana con un punto percentuale di guadagno, con i prezzi sui massimi da maggio 2023. Sul fronte valutario, cross EUR vs. USD fermo sui livelli della scorsa settimana, il range rimane area 1,10/1,11 come possibili acquisti di Dollaro, area 1,05 come livello di vendita.

Outlook

I mercati attendono i dati economici di questa settimana. In particolare, negli USA, i dati sui prezzi PCE, l’indicatore di inflazione preferito dalla Fed, che saranno pubblicati giovedì. Segue la seconda lettura sul PIL del terzo trimestre. Si prevede che qualsiasi segnale di raffreddamento dell’inflazione e della crescita economica favorirà ulteriori scommesse su una Fed meno aggressiva. Nel corso della settimana saranno pubblicati anche i dati sulla fiducia dei consumatori statunitensi e sul PMI per novembre, che offriranno ulteriori indizi.