Solidarietà Veneto è il fondo pensione complementare negoziale a capitalizzazione individuale e contribuzione definita più diffuso tra i lavoratori del Veneto.
È stato istituito nel 1990 in forma di associazione senza scopo di lucro, autorizzato dalla Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) a esercitare l’attività e iscritto all’Albo dei Fondi pensione negoziali al n. 87. «Un percorso lungo, talvolta accidentato, che ci ha portati a essere oggi il fondo pensione più diffuso in regione», racconta Paolo Stefan, direttore generale.
Già dal nome Solidarietà Veneto si può intuire la mission del vostro fondo pensione. Può raccontare la storia, la filosofia e il riscontro effettivo sul territorio che avete avuto negli anni?
«Solidarietà Veneto è probabilmente il più longevo tra i fondi negoziali italiani. È nato, infatti, il 30 gennaio 1990, prima ancora del “vecchio” D.Lgs. 124/93. La storia del fondo è molto legata al territorio: alla fine degli anni ’80, nelle aziende trevigiane del settore del legno, il sindacato, nell’ambito della contrattazione aziendale, propose l’introduzione della contribuzione previdenziale. Si trattava di un’impostazione originale e rivoluzionaria: dedicare una parte degli aumenti contrattuali al risparmio previdenziale, versando a un fondo pensione che doveva ancora nascere. Da quei primi passi il fondo ha costantemente accresciuto la sua presenza nelle diverse province del Veneto. Decisivo, per questo risultato, l’ingresso dei datori di lavoro: con gli accordi di fine anni ’90 Solidarietà Veneto divenne “bilaterale” e, dopo le necessarie autorizzazioni di Covip, poté prendere avvio la raccolta delle adesioni anche negli altri settori. Il resto è storia recente: io ho iniziato a lavorare per Solidarietà Veneto negli ultimi mesi del 2006. Era la vigilia del “silenzio-assenso” e si contavano circa 15 mila aderenti: al termine di quel decisivo semestre, si raggiunse quota 44 mila. La successiva crescita fa oggi di Solidarietà Veneto, con oltre 114 mila associati, il fondo largamente più diffuso in regione. Ne dà testimonianza anche l’osservazione delle masse gestite, con il patrimonio che è passato dai 100 milioni del 2006 agli attuali 1,7 miliardi di euro. Ciò che ci contraddistingue, rispetto ai competitor, è la capacità di mixare la natura associativa al servizio sul territorio, con la presenza di personale dedicato e di sportelli fisici. Non trascuriamo, peraltro, altre modalità di relazione, tra cui anche quelle più moderne, ad esempio il web. Un fondo, insomma, che attraverso le differenti modalità d’approccio si rivolge a tutti, dai lavoratori dipendenti dell’industria, con i settori metalmeccanico (dove siamo più presenti), chimico, tessile, del legno, dell’occhialeria, a quelli della piccola industria e dell’artigianato, ma anche ad alcune figure di lavoro autonomo, con i coltivatori diretti e gli artigiani autonomi. Non dimenticando i giovanissimi, iscritti dai loro genitori come figli a carico, e perfino gli stessi pensionati».

