Un mondo a più velocità è quello che  Blerina Uruçi, Chief U.S. Economist, Fixed Income, Tomasz Wieladek, Chief European Macro Strategist  e di T. Rowe Price vedono estendersi all’orizzonte nel 2026

 

outlook 2026

Gli Stati Uniti per  Uruçi potrebbero addirittura sperimentare un aumento della crescita. Anche nei 12 mesi che si affacciano la parola chiave sembra infatti essere capex. Difficilmente infatti il flusso di liquidità che si sta attualmente riversando sull’IA andrà ad arrestarsi.

Il Big Beautiful Bill e gli investimenti

Il Big Beauitful Bill varato dall’amministrazione Trump contieneal riguardo diverse misure volte a favorire gli investimenti, come specificato dalla stessa società di asset management americana:”Le spese in conto capitale (capex) legate all’intelligenza artificiale hanno dato un notevole impulso alla crescita degli Stati Uniti nel 2025. Gli incentivi al capex previsti dal “One Big Beautiful Bill Act” (OBBBA) non potranno che rafforzare tale spinta propulsiva nel prossimo anno”.

Inoltre nel futuro prossimo dovrebbe cominciare a farsi sentire anche la spinta generata dai tagli dei tassi da parte della Federal Reserve. Se così fosse non ci sarebbe da stupirsi se la macchina occupazionale statunitense tornasse a girare con un ritmo maggiore rispetto all’andamento anemico, caratterizzato da pochi licenziamenti ma anche poche assunzioni, visto di recente. Non sorprendentemente l’outlook del 2026 indica nelle incognite inflattive uno dei pericoli maggiori, in quanto per l’appunto potrebbe andare ad inceppare il circolo virtuoso appena descritto.

Sempre Uruçi invita a non abbandonarsi a un eccesso di ottimismo per quanto riguarda l’atteggiamento di Powell e soci:” Tuttavia, l’inflazione rimane un rischio generale. Con il debito pubblico statunitense superiore al 120% del prodotto interno lordo (dati Bloomberg) e nonostante l’impatto crescente delle politiche inflazionistiche, come i dazi e le restrizioni all’immigrazione, la Fed avrà difficoltà a riportare l’inflazione al suo obiettivo del 2%. Le aspettative di tagli dei tassi nel 2026 sembrano sopravvalutare l’entità dell’allentamento da parte della banca centrale, che potrebbe non essere in grado di abbassare i tassi il prossimo anno”.

Il quadro appare invece meno roseo, secondo  Wieladek, per quanto riguarda l’Europa dove dovrebbe cominciare a pesare la scure del proibizionismo statunitense:”

Nel 2025 si è assistito a un forte anticipo delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti, prima dell’introduzione dei dazi, quindi, nel 2026 il settore manifatturiero dell’eurozona potrebbe risultare più debole del previsto. Ciò potrebbe sorprendere la Banca centrale europea, spingendola ad assumere un atteggiamento più accomodante”.

E’ interessante peraltro osservare come l’espansione della spesa pubblica tedesca, unita a una BCE verosimilmente di nuovo in modalità lassista allo scopo di sostenere il ciclo, potrebbe portare a curve sistematicamente più ripide nell’ambito del reddito fisso governativo.

Lo stesso Wieladek specifica:” La massiccia espansione fiscale della Germania potrebbe determinare un aumento dei rendimenti dei Bund tedeschi, trascinando al rialzo tutti i rendimenti dell’eurozona. Questo inasprimento delle condizioni finanziarie sarebbe un altro fattore che porterebbe la Bce ad allentare la politica monetaria”.