Per riportare l’inflazione verso il target in modo sostenibile è necessario un contesto economico più debole. I commenti di abrdn, Twenty Four, GlobalX ed AcomeA

James McCann, Vicecapo economista di abrdn

La Fed è ancora lontana dal dichiarare vittoria nella lotta all’inflazione, nonostante alcune delle tendenze più recenti nella dinamica dei prezzi siano state incoraggianti. Nell’ultima riunione la Fed si è attenuta scrupolosamente al copione, aumentando i tassi di 25 punti base con decisione unanime, e la dichiarazione alla stampa continua a segnalare che la Fed ha ancora intenzione di fare di più in questa fase.

Siamo, tuttavia, scettici e riteniamo che questa misura sarà probabilmente l’ultima di questo ciclo di inasprimento. Con ogni probabilità la Fed manterrà i tassi fermi nella riunione di settembre, coerentemente con la volontà di raccogliere maggiori informazioni sull’attività e sull’inflazione prima di procedere a un nuovo potenziale inasprimento. E quando arriverà novembre, pensiamo che un contesto economico più debole potrebbe scongiurare ulteriori aggiustamenti.

Naturalmente, se l’economia dovesse resistere di fronte a questa stretta, la banca centrale potrebbe riconsiderare la possibilità di uno o più rialzi. A nostro avviso, per riportare l’inflazione in modo sostenibile verso il target è necessario un contesto economico molto più debole.

Gordon Shannon, portfolio manager, TwentyFour Asset Management

Mentre l’inflazione sembra scivolare verso l’obiettivo, Powell non corre rischi. La FED ha appena effettuato un rialzo di 25 punti base, mantenendo la sua retorica sulla dipendenza dai dati e cercando di rendere la riunione di settembre viva, con la possibilità che questo non sia l’ultimo rialzo. La Federal Reserve sta valutando le argomentazioni secondo cui gli impatti ritardati dei precedenti rialzi si stanno ancora trasmettendo all’economia, mentre osserva attentamente i segnali di restrizione del credito da parte delle banche.

Jon Maier, CIO di Global X

L’ultima decisione della Federal Reserve, un aumento dei tassi di interesse di 25 punti base, era ampiamente attesa.

Ora sembra che la banca centrale USA si stia avvicinando alla fine dell’attuale ciclo di rialzi. Ma nelle dichiarazioni ha evitato di chiudersi altre strade, mantenendo aperta la possibilità di un altro aumento dei tassi nel corso dell’anno. Questo dimostra come Powell voglia mantenere un approccio flessibile, con la Fed pronta a reagire a qualsiasi cambiamento economico che possa verificarsi.

Negli ultimi mesi si è evidenziata una tendenza al miglioramento dei dati sull’inflazione. Questo è incoraggiante e potrebbe dunque far pensare sia il momento giusto per fermare i rialzi. Ma non dimentichiamo che l’economia USA è una macchina complessa, e ci sono effetti che si diffondono nell’economia con un certo ritardo, potenzialmente cambiando le tendenze future dell’inflazione. Questi effetti, da qui a fine anno, potrebbero anche far pendere l’ago della bilancia contro la fine del ciclo di rialzi.

Per i prossimi due mesi, il processo decisionale della banca centrale sarà in pausa. In questo tempo il mercato dovrà valutare un gran numero di informazioni, che potrebbero cambiare le aspettative sulle future decisioni della Fed.

Martina Daga, junior macro economist, AcomeA SGR

Durante l’ultimo meeting di politica monetaria la Fed ha deciso all’unanimità di aumentare il target range dei fed funds di 25 bp, portandolo così a 5.25% – 5.50%. Dopo una pausa in occasione della riunione di politica monetaria di metà giugno, la Fed ha ripreso con il ciclo dei rialzi portando il totale degli aumenti da marzo 2022 ad oggi a 525 bp.

La decisione di riprendere con i rialzi era sostanzialmente prezzata dal mercato, in quanto già nella riunione di politica monetaria di giugno era stata chiaramente indicata la possibilità di ulteriori aumenti con la mediana delle proiezioni macroeconomiche di giugno, i dots, che proiettano i Fed Funds Rate al 5.60% a fine anno. Inoltre, i membri del board da giugno ad oggi hanno sempre mantenuto un tono piuttosto hawkish, puntando a un rialzo a luglio.

Se questa decisione era sostanzialmente nelle attese, ci si chiede invece quali saranno le prossime mosse della Fed. Il comunicato stampa è rimasto sostanzialmente invariato rispetto a giugno, lasciando la strada aperta ad ulteriori rialzi, qualora fossero necessari. Durante la conferenza stampa è stato chiarito che non è ancora stata presa alcuna decisione riguardo ai meeting successivi che saranno guidati dai prossimi dati. 

La Fed lascia che le prossime mosse di politica monetaria siano guidate da un approccio data dependent, cosa ci dicono allora i dati macroeconomici? Il dato di inflazione del mese di giugno ha stupito le aspettative al ribasso, e il momentum rallenta non solo a livello di inflazione headline, ma anche guardando alle componenti meno volatili dell’inflazione core e supercore. Gli ultimi dati di crescita delle attività hanno dimostrano che l’economia è più resiliente delle attese (la crescita è stata upgraded nel comunicato stampa della Fed da “modest” a “moderate”) e che il mercato del lavoro sta sì perdendo forza di crescita, ma rimane ancora molto forte con un sostanziale squilibrio tra domanda di lavoratori e offerta: a maggio (ultimo dato disponibile) in US erano 1.6 le nuove offerte di lavoro per ciascun disoccupato.

Da guardare con attenzione saranno le proiezioni macroeconomiche dei membri del FOMC di settembre che daranno un’indicazione più precisa sul terminal rate considerato appropriato e sul tempo necessario durante il quale i tassi dovranno rimanere in territorio restrittivo. Siamo infatti alle battute finali del ciclo dei rialzi, con il processo di disinflazione che sta procedendo, seppur lentamente. Le attività economiche resilienti e il mercato del lavoro ancora molto forte pongono dubbi sul fatto che l’inflazione possa convergere stabilmente verso il target. In questo contesto le prossime mosse sono tutt’altro che scontate.