Intervista a Norman Villamin, CIO Wealth Management, Union Bancaire Privée (UBP)

Abbiamo assistito a numerosi episodi in cui la politica è intervenuta creando scompiglio e ribassi improvvisi sulle azioni cinesi. Credete che questo possa far vacillare la fiducia degli investitori esteri, preoccupati che questi non siano episodi isolati?
Fin dalla riapertura dei mercati cinesi negli anni ’80, gli interventi politici del governo di Pechino non sono stati rari. Tuttavia, gli interventi attuali hanno una natura diversa e suggeriscono un approccio differente ai mercati azionari.

Xi Jinping ha delineato un obiettivo di “Prosperità comune” che cerca di contrastare alcuni degli eccessi emersi durante la rapida crescita del Paese negli ultimi decenni, con l’obiettivo di ridurre il divario di ricchezza emerso negli anni recenti.
Anche si tratta di un’intenzione ammirevole dal punto di vista sociale, le prime mosse lasciano presagire un aumento del carico sui profitti aziendali in futuro. L’economia cinese continuerà senza dubbio a crescere. In futuro, tuttavia, per gli investitori la quota di questa crescita sarà probabilmente divisa in modo più equo tra famiglie e lavoratori da un lato e aziende e azionisti dall’altro.
Alla luce degli ultimi accadimenti, quali sono le vostre scelte di asset allocation sul mercato azionario cinese e quali prospettive delineate nel medio termine?
Già nel secondo trimestre del 2021 era chiaro che la Cina fosse meno concentrata sulla reflazione e più sulla ristrutturazione e la riforma dell’economia. Di conseguenza, prima dell’estate abbiamo opportunamente ridotto l’esposizione all’azionario e al credito cinese.
Alla luce degli sviluppi registrati da luglio in poi, crediamo che le basi per questa agenda di “Prosperità comune” siano ancora in fase di definizione. In effetti, ci aspettiamo che vengano messe in atto ulteriori misure da qui a marzo 2022, quando l’Assemblea Nazionale del Popolo si riunirà e potrebbe delineare i contorni della prossima fase dell’era della “Prosperità Comune”. Ci aspettiamo che il periodo precedente all’Assemblea consenta di identificare più chiaramente le opportunità a medio termine per gli investitori.
Nel frattempo gli investitori passivi in Cina dovrebbero iniziare il passaggio a un approccio più attivo, che si tenga distante dai leader industriali a grande capitalizzazione, che potrebbero essere colpiti da novità regolamentari, come accaduto di recente. Piuttosto, una selezione dei titoli focalizzata su opportunità di crescita allo stadio iniziale nell’ambito di settori di nicchia può offrire riparo durante la transizione in corso nei prossimi mesi.

