JP Morgan Am prova a esaminare i fattori che stanno determinando questo rialzo e le implicazioni che ciò potrebbe avere sulle politiche delle Banche Centrali nel medio termine
Nel mese, il nervoso dibattito sull’inflazione ha determinato un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato, che hanno visto i tassi di riferimento a 10 anni aumentare di 9 punti base (pb) all’1,58% negli Stati Uniti, 8 pb al -0,11% in Germania e 7 pb all’1,09% nel Regno Unito. La crescita, tuttora superiore al tendenziale, e l’inequivocabile annuncio della Fed in merito al ridimensionamento del programma di stimoli stanno spingendo i rendimenti dei Treasury verso il nostro obiettivo prospettico a sei mesi dell’1,5-2,0%.
Per di più, il mercato sta scontando un aumento dei tassi dello 0,4% soltanto, nonostante l’inflazione statunitense stia viaggiando a livelli superiori all’obiettivo fissato dalla Fed. Nel Regno Unito e in Canada, invece, il mercato si aspetta un aumento dei tassi superiore a 0,8 punti percentuali. Nell’Eurozona, il mercato sta scontando un aumento di appena 10 pb di qui a fine 2022, complici i tentativi della BCE di moderare le aspettative di inflazione.
Fattori tecnici
Poiché le difficoltà nelle filiere produttive, l’inflazione e l’orientamento meno accomodante delle Banche Centrali sono destinate a proseguire, riteniamo che gli investitori farebbero bene a monitorare il proprio posizionamento affinché sia breve di duration, sottopesando in particolare i mercati dove la normalizzazione aumenterà prima rispetto ad altri. Preferiamo un posizionamento trasversale su più mercati, ad esempio privilegiando i Bund tedeschi ai Treasury statuntensi, alla luce delle diverse politiche adottate da Eurozona e Stati Uniti per affrontare l’inflazione.
Cosa significa per gli investitori obbligazionari?
I maggiori prezzi dell’energia si ripercuotono sull’inflazione e questo, indirettamente, potrebbe far salire i rendimenti. Ciò sembrerebbe indicare che, nell’attuale contesto, la scelta migliore sarebbe posizionare i portafogli per una duration breve. Inoltre, l’impennata dei prezzi dell’energia espone un’Europa fortemente dipendente dalle importazioni a un rischio elevato e avvantaggia, contestualmente, i Paesi esportatori. Con i tassi d’inflazione di breakeven a 10 anni già sui livelli massimi post-2008 nel Regno Unito, ai massimi decennali in Germania e al livello più alto da maggio negli Stati Uniti, gli investitori dovrebbero tentare di capire quando il mercato smetterà di guardare ai rincari energetici come causa di forte inflazione per considerarli un freno alla crescita.

