a cura di Pinuccia Parini

Massimo Siano, head of Southern Europe di 21Shares, partecipa al Focus Etf.

In termini di raccolta, come sta andando il mercato degli Etf da inizio anno?

«In generale il mercato degli strumenti passivi continua a riscuotere un chiaro favore da parte degli investitori, che apprezzano sempre più questo tipo di prodotti per guadagnare esposizione nei confronti di quasi tutte le asset class. 21Shares opera in una nicchia piuttosto particolare, cioè le criptovalute. Nei nostri tre anni di vita, abbiamo quotato qualcosa come 30 prodotti, con un andamento degli Aum che ritengo decisamente interessante. Infatti, nel primo anno e mezzo siamo riusciti a raggiungere quota 50 milioni, mentre nei successivi sei mesi siamo schizzati a 2 miliardi, per poi dimezzare questo valore. Alla discesa ha fatto seguito una nuova impennata fino a 3 miliardi, che rappresenta tuttora il nostro picco delle attività in gestione. Successivamente, abbiamo registrato nuovamente una perdita di circa la metà delle masse per arrivare agli attuali 1,5 miliardi. Ci tengo a sottolineare che queste montagne russe non sono il frutto di una forte attività di redemption, quanto della volatilità dei sottostanti sui quali sono incentrati i nostri prodotti. In effetti, osservando questi dati, si può affermare che in Europa c’è una base in crescita e decisamente stabile di investitori in criptovalute: se così non fosse, un gruppo de facto sconosciuto come il nostro non avrebbe conseguito i risultati fin qui mostrati».

Quali pensate che siano i trend più innovativi nell’ambito degli Etf?

«Mi rendo conto che incentrare il discorso sempre sull’area in cui operiamo può apparire inelegante. Il problema, però, è che ritengo sia proprio l’ambito della blockchain, in senso lato peraltro e non solo per quanto riguarda le cripto, a posizionarsi come l’area più interessante e foriera di innovazioni nei prossimi anni. A mio avviso, infatti, se diamo un’occhiata agli Etf quotati in Europa negli ultimi 12 mesi, sia a livello equity, sia di reddito fisso, è difficile scorgere prodotti realmente innovativi. Sicuramente l’andamento pessimo delle due maggiori asset class non ha aiutato da questo punto di vista. Dall’altra parte, invece, le criptovalute più liquide, come ricorda Charlie Morris, cio di ByteTree Asset Management,  presentano una caratteristica molto importante in una fase come questa: un elevato grado di liquidità».

Questa liquidità è riscontrabile in tutto l’immenso settore delle cripto?

«Il discorso ovviamente vale in gran parte solo per i bitcoin e, in qualche misura, per l’ethereum; Morris, però, ha ragione nel ricordare che oro e bitcoin costituiscono, grazie alla profondità dei rispettivi mercati, sia che si voglia prendere posizioni short, sia long, i più liquidi strumenti di diversificazione per parare in qualche maniera i colpi della volatilità azionaria e obbligazionaria. Non è un caso, infatti, che, se finora sono stati soprattutto alcuni grossi market maker come Jane Street e Susquehanna a entrare nel trading delle cripto, un numero crescente di grandi banche d’affari sta guardando con interesse a questa tipologia di attivi. Ovviamente, ci sono a disposizione diverse alternative: pensiamo, ad esempio, all’immobiliare, ma nessuna presenta simili caratteristiche di liquidità. Anche se va detto che l’evoluzione della blockchain porterà proprio a rivoluzionare i mercati degli asset illiquidi». 

Come è cambiato il ruolo degli Etf all’interno dell’allocazione strategica?

«Gli Etf vengono usati in maniera sempre più ampia e diversificata da moltissimi investitori, sia per quanto riguarda la componente core della propria asset allocation, sia per quella satellite. Si tratta di un tipo di strumento che fa parte di un più ampio trend pluridecennale di innovazione finanziaria, che sta attualmente accelerando in maniera impressionante. Come ho accennato in precedenza, l’uso della blockchain prenderà sempre più piede, creando mercati liquidi e trasparenti dove oggi non ci sono, e porterà a enormi disruption dove, invece, vi sono filiere consolidate. Pensiamo, ad esempio, all’utilizzo dei token: gli smart contract alla base di questo concetto possono essere scambiati 24 ore su 24, in tutto il mondo e con settlement istantaneo, senza dovere passare attraverso intermediari quali banche, broker o altri. I token possono avere qualsiasi forma di sottostante, dalle azioni al reddito fisso, dagli immobili alle materie prime e alle opere d’arte. Pertanto, ritengo che in un futuro non troppo lontano gli stessi Etf, che sono stati un fattore di novità importantissimo, verranno sostituiti da qualcosa di nuovo. Ovviamente è difficile identificare una finestra temporale per il dischiudersi di questo fenomeno, anche se mi aspetto fra 10, al massimo 15 anni, un mondo completamente diverso. È possibile peraltro che i protagonisti di domani oggi non siano ancora sorti e che si debba passare in mezzo a crisi pesantissime. In fondo, chi avrebbe pensato che un gruppo come Amazon, nato per vendere libri online e vicino alla bancarotta nel 2000, 20 anni dopo si sarebbe posizionato come il leader del settore del cloud computing?»

Lo scorso anno c’era stato un interesse crescente nei confronti della sostenibilità. Quale evoluzione avete rilevato negli ultimi mesi?

«La sostenibilità continuerà a essere nei prossimi anni un tema fondamentale, specialmente per chi guarda alle innovazioni in ambito finanziario. Innanzitutto, vi è una certa sovrapposizione fra quelle persone che operano nel campo della disruption tecnologica e i gruppi che mostrano una maggiore sensibilità verso i temi Esg. In generale, infatti, moltissime innovazioni finanziarie che oggi sono nella fase iniziale del loro sviluppo spingono nella direzione di un minore spreco di risorse. Pensiamo a un esempio pratico: fra l’attuale modo di vendere e affittare immobili residenziali, con il coinvolgimento di agenzie, notai e altri intermediari, e uno basato su smart contract e token, direi che è abbastanza evidente quale dei due modelli porta a un risparmio energetico. Tra l’altro, spesso le attività di mining di bitcoin vengono accusate di generare un forte spreco di elettricità, che rappresenta la maggiore fonte di costo per i miner. Di conseguenza, questi ultimi hanno tutto l’interesse ad adottare soluzioni innovative nella produzione autonoma di energia da fonti rinnovabili. 

leggi gli altri contributi

leggi il numero 145