a cura di Emanuela Zini

Fin dall’inizio Petra, l’azienda il cui nome, in latino, significa pietra, è stata proiettata nel futuro come una visione cui dare, passo dopo passo, sempre più concretezza.

Era il 1997 quando Francesca Moretti, insieme al padre Vittorio, ha coronato il suo sogno acquistando 60 ettari di terreno in località San Lorenzo e 45 a Campiglia Marittima, entrambi a pochi chilometri da Piombino, nel comune di Suvereto, nel cuore della Val di Cornia al confine tra le province di Grosseto e Livorno, in Toscana.

“Petra è un bellissimo sogno che, come una scintilla, scoccò durante un viaggio di tanti anni fa” racconta Francesca Moretti. “Avevo 14 anni quando con mio padre Vittorio sono stata a Bordeaux. È proprio lì che mi sono innamorata della storia e della cultura degli château francesi. Ho cominciato a coltivare il mio sogno, diventato poi realtà nel 1997 con l’acquisto dell’azienda. All’inizio si trattava solo di una tenuta maremmana, come altre, ma che, grazie alla nostra visione, al lavoro del nostro team e alla nostra caparbietà, siamo riusciti a trasformare in qualcosa di unico e raro”.

Era il 1998 e i lavori iniziarono subito sia per i vigneti che per la cantina. Oltre ai già citati vitigni furono impiantati anche syrah, petit verdot, nei poderi di San Lorenzo, a Campiglia Marittima e a Riotorto e, successivamente dal 2000, anche a Montebamboli, denominato poi podere Sant’Adele.

Bellezza in sintonia con funzionalità

Parallelamente alla grande opera agronomica in vigna, prende il via anche la grande opera architettonica: la realizzazione della cantina, che viene affidata al famoso architetto svizzero, Mario Botta, e inaugurata nel 2003.

L’obiettivo del progetto, sin dalle origini, era quello di evidenziare la bellezza del luogo circostante valorizzando, allo stesso tempo, il lavoro che all’interno di essa si svolge per trasformare l’uva in vino.

Un’identità al femminile

Francesca Moretti ha raccolto il testimone con una visione che già fu di Elisa Baciocchi Bonaparte, sorella di Napoleone – che governò per dieci anni e con spirito illuminato le zone di Piombino, Lucca e Isola d’Elba – e che scelse proprio questo luogo per dare vita alla “Vigna della Principessa”, impiantando secondo i canoni di Bordeaux, cinque ettari di uve cabernet sauvignon e merlot a Montioni, frazione di Suvereto.

“Petra è un’azienda al femminile, amo dirlo non tanto per retorica quanto per un inequivocabile segno di un destino che si è legato alle donne e al gusto femminile del vino. Le donne hanno costituito il fondamento di Petra: dando continuità al progetto di Elisa Baciocchi Bonaparte anch’io desidero creare vini in cui si legga una mano femminile, sensibile, dal carattere deciso”.

I vini di Petra hanno oggi personalità definita. Non enigmatici, si fanno veicoli di emozione e autenticità, racchiudendo il sapore del luogo da cui provengono.

Proprio il legame con la storia che conduce fino ad Elisa Bonaparte ha spinto Francesca Moretti a dare vita al “Giardino della Principessa”, una raccolta di piante e arbusti originali seguendo le indicazioni dell’illustre botanico dell’Università degli Studi di Siena, Professor Paolo Tomei.

La filosofia produttiva

Alla base della filosofia produttiva di Petra c’è il rispetto della biodiversità e la riduzione al minimo dell’impatto meccanico sulle uve e sul mosto, grazie alla lavorazione per gravità. Gli acini, separati dal raspo, finiscono per morbida caduta nelle vasche di macerazione e fermentazione.

Per far sì che il vino possa trasportare nel bicchiere le caratteristiche uniche di un terroir bisogna rispettare la terra, non abusarne o violentarla con uso di prodotti di origine chimica. L’intervento dell’uomo è necessario ma deve essere a servizio della terra, che deve poter esprimere il suo potenziale, per conservarsi nel tempo rispettando i tempi e i processi della natura.

Petra ha sposato in pieno questi principi non per seguire mode o trend di mercato, ma perché crede nel potenziale espressivo della terra, dove risiede l’anima profonda della propria identità.

Anche la sostenibilità è un tema caro a Petra. Nel 2011 è stato messo in opera un impianto fotovoltaico galleggiante, che fornisce energia pulita alla cantina a impatto zero e senza sottrarre terra all’agricoltura.

L’impianto s’ispira al fototropismo, ossia al movimento che molte piante fanno in natura per orientarsi rispetto alla luce del sole, e ruota su sé stesso.

Il progetto architettonico: la cantina

L’effetto frontale di questa costruzione, con la presenza del cilindro di pietra rosa della Lessinia, centrale, e della sua corona circolare, impreziosita da una vegetazione che varia a dipendenza delle differenti stagioni, si connota come un “fiore disegnato” per l’intera collina.

Il cilindro accoglie all’interno le attività d’ingresso: al centro si trovano i serbatoi della vinificazione mentre, ai livelli superiori, la ricezione dell’uva, la zona di pigiatura e le attività legate alla produzione e ai controlli.

Al pianoterra, nella profondità, oltre il cuore centrale e lo spazio riservato alle botti in rovere per l’invecchiamento del vino, una lunga galleria trafigge la montagna fino ad arrestarsi di fronte a una parete di roccia.

Questo è il luogo conclusivo, uno spazio d’incontro o forse di riflessione, come parrebbe suggerire la presenza dell’”Altare” di Rivadossi, lontano dal cuore tecnico di produzione delle stanze iniziali, un cordone ombelicale che tiene il legame alla “petra madre” delle colline metallifere.

“I vigneti – afferma l’Architetto Mario Botta – erano in realtà il vero territorio della cantina. Poi, dopo il manufatto, è nata questa idea di dare un’immagine arcaica a una struttura contemporanea, come se fosse un elemento caduto da Marte, un elemento fuori dalla contemporaneità degli edifici, fuori dalla tipologia esistente e calato su questo territorio delle vigne. Ho immaginato il nuovo intervento inserito nelle pendici della montagna con il solo fronte a valle, fuori dalla terra, posto su un pianoro allungato dove si svolgono le attività d’ingresso, immerse fra le vigne che lo accolgono”.

I vini Petra

Simbolo stesso del progetto, tanto da portarne il nome, Petra racconta storie antiche con parole nuove.

Le uve, cabernet sauvignon prevalenza e merlot, sono raccolte su suoli calcarei dal giusto equilibrio tra argilla e scheletro.

Terreni vocati, adatti alle varietà allevate ma soprattutto capaci di far emergere i propri tratti distintivi.

Il colore rubino con rilessi granata spalanca la scena a profumi di grande impatto, intensi, caratterizzati da note di frutti di bosco, amarene e macchia mediterranea, con intriganti cenni di menta, rosmarino, pepe e tabacco.

L’assaggio è sontuoso, corposo quanto elegante, potenza ma in perfetto equilibrio, di puntuale coerenza aromatica. I tannini vellutati chiudono una trama fresca e aristocratica, di sapore e persistenza balsamica.

petra.it