Un solido sostegno per costruire il futuro. Ecco il dna di Concreto, fondo pensione complementare nazionale per i lavoratori dell’industria del cemento, della calce e dei suoi derivati, del gesso e relativi manufatti, delle malte e dei materiali di base per le costruzioni.
Nonostante sia abbastanza piccolo, in termini di patrimonio gestito, Fondo Concreto è riuscito negli anni ad arrivare a un tasso di adesione di circa il 95% dei lavoratori appartenenti alle categorie di riferimento. Sebastiano Spagnuolo, direttore generale di Fondo Pensione Concreto, descrive la storia e l’esperienza maturata negli anni dal fondo.
Che tipo di fondo pensione è Concreto? Quali sono le sue principali caratteristiche?
«Concreto è un fondo pensione complementare, costituito nel 1999, ma operativo in realtà dal 2003, dopo avere ottenuto l’autorizzazione all’esercizio dell’attività da parte della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip). Il contratto collettivo cui facciamo riferimento non è sicuramente tra i più estesi in Italia per numero di dipendenti. Contiamo, infatti, circa 10 mila lavoratori. Nonostante ciò, la nostra peculiarità è essere riusciti a fare iscrivere oltre il 95% dei dipendenti e a convincere la quasi totalità dei lavoratori dell’opportunità che contraddistingue la previdenza complementare e che svolge nei confronti del welfare. Ciò che più ci inorgoglisce è che le adesioni sono per la maggior parte esplicite, ovvero iscrizioni volontarie da parte dei dipendenti che hanno compreso la missione e il vero valore di Fondo Concreto. Aderendo a questa iniziativa, il lavoratore versa la propria parte (un’aliquota dell’1,40% calcolata sulla contribuzione utile al calcolo del Tfr) e gode, inoltre, del contributo da parte dell’azienda (un’aliquota del 2,20%). Il dato più interessante per noi è che il contributo volontario viene versato da oltre il 40% degli iscritti, a testimonianza del fatto che il lavoratore crede con convinzione nell’importanza della previdenza complementare, andando oltre la quota prevista dal minimo contrattuale. L’altissimo tasso di adesione ci rende molto contenti, specialmente perché siamo riusciti a veicolare al lavoratore l’importanza di una previdenza complementare rispetto a quella pubblica.

