a cura di Pinuccia Parini
Le emissioni di Esg bond hanno segnato una forte crescita nel 2020 e anche il 2021 sta mostrando la stessa tendenza. Quest’anno è stato registrato un forte incremento per i green bond, tanto da portare l’ammontare dei titoli in circolazione a oltre il trilione di euro. Qual è la sua lettura di questo trend?

«Oltre all’ammontare di oltre 1.000 miliardi di titoli emessi dalla nascita del settore, a livello globale il mercato green ha superato 400 miliardi di dollari da inizio anno (dati Bnef), target che era stato stimato da diversi analisti per l’intero 2021. È infatti aumentata la domanda degli investitori per questa tipologia di strumento (un crescente numero di operatori utilizza strategie Sri nell’ambito del fixed income investing) e si è evidenziato un incremento degli investimenti green da parte dei governi e delle imprese. L’asset class sta dimostrando di non essere una moda, ma è un vero trend, una presa di coscienza della necessità di un mutamento di paradigma economico, ambientalmente responsabile, che va nella direzione di un nuovo modello economico che orienti il business non solo al profitto economico, ma anche alla sostenibilità ambientale e sociale. Il cambiamento climatico sarà quindi un fattore che modificherà le scelte economiche nel lungo periodo e le allocazioni del capitale. I green bond sono uno degli strumenti che vanno nella direzione di un’economia verde, ovvero verso un modello economico che migliori il benessere delle comunità e l’equità sociale, riducendo al contempo i rischi ambientali e le scarsità ecologiche».
Esiste una chiara definizione di green bond?
«Si, esiste la definizione fornita dall’Icma all’interno dei Green bond principles (Gbp), che sono seguiti anche dalle emissioni del Ngeu green bonds. Secondo la definizione dell’Icma, i green bond sono qualsiasi tipo di strumento obbligazionario i cui proventi vengono impiegati esclusivamente per finanziare o rifinanziare, in tutto o in parte, nuovi e/o preesistenti progetti ambientali e che, in ogni caso, sono allineati con i quattro componenti fondamentali dei Gbp. Nell’Unione Europea sono inoltre in corso di sviluppo alcuni Eugbs (European green bond standards), che sono su base volontaria, ma che mirano a diventare uno standard di alta qualità a disposizione di tutti gli emittenti, sia europei, sia nel resto del mondo».
Qual è il processo di valutazione che adottate per selezionare i green bond?
«Compiamo notevoli sforzi in termini di ricerca per non incorrere in fenomeni di greenwashing. Più in dettaglio, scandagliamo l’universo green e selezioniamo strumenti finanziari che presentano un alto livello di sostenibilità privilegiando settori in cui l’impatto ambientale positivo è più marcato. Il fondo si avvale di un processo dedicato complementare a quello d’investimento di Eurizon. Al rispetto dei criteri Esg integrati nel processo d’investimento di Eurizon, si aggiungono ulteriori livelli. Il progetto sottostante l’emissione green è oggetto di un’approfondita analisi con una valutazione di tipo oggettivo e soggettivo. Per chiarire meglio il punto, si parte da un’analisi oggettiva del progetto finanziato e si aggiunge un’analisi soggettiva che si occupa della governance, del processo di selezione dei progetti, della trasparenza, della qualità della reportistica e quindi dell’aderenza o meno ai Gbp definiti dall’Icma. Vengono, infine, analizzate le opinioni di revisori indipendenti, le cosiddette second party opinion, valutando la profondità di analisi, i punti di forza e di debolezza e gli elementi che possono portare a una revisione della valutazione. Il processo si conclude con la formulazione di un ranking in cinque livelli di greenness».
Vista la crescente domanda per questo strumento, la liquidità dell’emissione è un problema?
«Al momento non vediamo sostanziali problemi legati alla liquidità dei green bond, dato l’incremento dell’ammontare delle emissioni e del numero degli emittenti con più di uno strumento green nella loro curva. Può però generarsi in alcune occasioni una minore liquidità dello strumento, come nel caso di emissioni inaugurali da parte di società il cui settore merceologico non sia presente o sia poco presente sul mercato. Tuttavia, pensiamo che questo fenomeno andrà progressivamente a ridursi con l’aumento dell’interesse per i temi della finanza sostenibile a livello globale».
Green bond o titolo di stato convenzionale: quali sono i pro e i contro?
«Analizzando un titolo di stato green, rispetto a uno tradizionale, non si evidenziano discrepanze dal punto di vista del merito di credito. La differenza sostanziale è legata all’utilizzo dei proventi (use of proceeds) delle obbligazioni green, per le quali vengono esplicitati i settori finanziati dall’emissione e descritti durante la vita dell’obbligazione gli impatti ambientali dei progetti. Inoltre, i titoli di stato green al momento mostrano un rendimento marginalmente inferiore (“greenium”) rispetto ai titoli di stato non green, nell’ordine di qualche basis point, dovuto anche alla domanda significativa da parte degli investitoti interessati al tema della finanza sostenibile».
L’emissione del primo green bond dell’Ue è una importate tappa per il mercato dei green bond. Quale pensa che possa essere l’effetto amplificatore?
«Riteniamo che la presenza di un importante attore come l’Unione Europea, che diventerà il più grande a livello globale, possa stimolare l’emissione di strumenti verdi da parte di altri paesi e che, inoltre, possa essere di incentivo per gli stati a implementare misure allineate alla tassonomia europea. La creazione di una curva dei rendimenti green dell’Ue può inoltre supportare la crescita delle emissioni da parte degli emittenti societari, sia europei, sia internazionali, ampliando la diversificazione del mercato».
Quali sono le caratteristiche dell’emissione? Quale utilizzo verrà fatto dei proventi?
«Il primo titolo green bond all’interno del programma Ngeu rappresenta una diversificazione rispetto allo stato dell’arte con un emittente di alta qualità, sia dal punto di vista del profilo di credito (AAA per Moody’s e Fitch), sia di standard green. L’ammontare emesso è stato di 12 miliardi di euro con una scadenza di 15 anni (2037). Il deal ha ricevuto una richiesta eccezionale, oltre 11 volte il totale emesso, con un book ordini che ha superato 135 miliardi di euro. Dalla scomposizione per tipologia di investitori si evidenzia un forte interesse da parte degli asset manager e delle banche per oltre il 60% del collocato. Dal punto di vista geografico, la scomposizione è molto diversificata, con una buona presenza dei paesi del Nord Europa. I proventi andranno a finanziare una pluralità di progetti presentati dagli stati che non si sovrapporranno a quelli finanziati dai bond green già emessi dai paesi europei».
Come valuta il volume degli ordini che hanno riguardato questa emissione e quali le conseguenze sul “greenium”, ovvero il premio verde?
«Il volume degli ordini e altri fattori, come la liquidità dello strumento, spingono il titolo nel mercato secondario a trattare con un premio (greenium) verso la curva Ue. Attualmente il bond 2ha un premio di circa 6 bps (superiore ai livelli dell’emissione) e di 2-3 bps rispetto alle emissioni Eu con tematica social e più vicine alla scadenza del titolo green».
Avete investito in questo strumento e perché?
«Si, abbiamo partecipato all’emissione del primo titolo Eu green con il fondo Eurizon Fund Absolute Green Bonds, che può investire in titoli governativi e sovrannazionali. I termini dell’offerta erano “fair price”, considerando anche l’emissione inaugurale. Ritenevamo il titolo interessante anche dal punto di vista finanziario, tenuto conto dei fattori tecnici, come la qualità dell’emittente e il solido green bond framework».
Visto che queste emissioni da parte dell’Ue si riproporranno nei prossimi cinque anni, pensa che avremo una curva completa delle emissioni verdi?
«L’Ue nei prossimi anni dovrà emettere circa 250 miliardi di euro di green bond che andranno a finanziare la componente ambientale del programma Ngeu. Da quanto riportato nella presentazione allegata al materiale della prima emissione, l’Unione Europea sarà un emittente regolare che si focalizzerà inizialmente sulla parte long end della curva dei rendimenti (10 anni-30 anni), tenendo anche conto delle preferenze degli investitori. Con il passare del tempo, l’Ue avrà diversi punti di curva liquidi tali da costituire una curva dei rendimenti green».

