a cura di Pinuccia Parini

In occasione del mese dedicato all’educazione finanziaria, Pictet Asset Management ha presentato i risultati di una ricerca sull’alfabetizzazione finanziaria in Italia, realizzata con Finer Finance Explorer.  Fondi&Sicav ne ha discusso con Daniele Cammilli, head of marketing Italia di Pictet Am.

Nella presentazione dei risultati della ricerca “Educazione finanziaria: il contributo al rilancio del Paese”, lei ha sottolineato che, negli ultimi anni, c’è molto fermento intorno al tema, ma il livello di alfabetizzazione finanziaria degli italiani rimane molto basso. Siamo dinnanzi a una contraddizione?

Daniele Cammilli, head of marketing Italia, Pictet Am

«Ci sono molte iniziative, grande fermento, un forte impegno, sia istituzionale, sia privato, ma, contestualmente, non si registrano miglioramenti sensibili. Ciononostante, dalla nostra ricerca emerge che, quando si chiede al campione intervistato di autovalutarsi, si manifesta sì la consapevolezza di una mancanza di conoscenza in ambito finanziario, ma è anche diffuso il desiderio di aumentarla. Ci si trova così in una situazione di impasse cui bisogna trovare soluzioni che vadano oltre la diffusione di contenuti, dei quali è già a disposizione un ammontare cospicuo. Forse, l’aspetto su cui focalizzarsi è trovare il modo con cui le informazioni vengono veicolate all’utente finale, il risparmiatore. È possibile che sia una caratteristica del sistema italiano, ma sembra che la formazione offerta, sia dalle istituzioni, sia dagli operatori di settore, alla fine non diventi patrimonio condiviso da chi dovrebbe fruirne».

Sta dicendo che siamo di fronte alla necessità di una disintermediazione del sistema in cui l’educazione finanziaria viene veicolata?

«No, perché l’intermediazione finanziaria è molto utile proprio per mettere a disposizione dei risparmiatori le giuste competenze per occuparsi della propria pianificazione patrimoniale. I consulenti finanziari svolgono un ruolo fondamentale, affinché i risparmiatori approccino le loro decisioni di investimento in modo consapevole e informato. L’intermediario finanziario è la figura professionale che permette di scongiurare fenomeni particolarmente dannosi e pericolosi per l’investitore: dalle truffe finanziarie agli investimenti esotici di cui non si ha contezza. E il suo compito assume ancora più valore in un contesto, come quello italiano, dove c’è una bassa cultura finanziaria. Ciò cui facevo riferimento, piuttosto, è un problema di comunicazione.  È necessario elaborare una ricetta che permetta di superare le barriere che ostacolano l’educazione finanziaria e di farlo trovando i canali più idonei per arrivare ai soggetti interessati».  

Quali sono i canali cui fa riferimento?

«Nella società digitale, per fare un esempio concreto, non si può ignorare il ruolo che i social media svolgono come fonte di informazione per i millennial e per le generazioni più giovani. Se la maggior parte degli sforzi viene fatta sulla produzione di contenuti, in termini qualitativi e quantitativi, non possiamo più ignorarne la distribuzione. È evidente che per alcune fasce della popolazione i tradizionali canali informativi non funzionano per veicolare  informazione  in ambito finanziario. Lo faranno piuttosto attraverso le modalità che risultano a loro più consone e verso le quali sono più inclini: da YouTube a TikTok, per arrivare a Instagram. Sono questi i luoghi che devono essere presidiati per parlare alla platea dei più giovani, soprattutto in prospettiva futura, per fare sì che lo spazio non sia solo territorio di influencer privati, nel migliore dei casi animati da buone intenzioni, ma la cui stessa presenza sui social rappresenta il proprio modello di business. Nel peggiore dei casi, ci si può trovare di fronte a figure professionali che operano con modalità poco chiare e trasparenti, che espongono il risparmiatore a rischi. E ovviamente nel presidiare questi canali è fondamentale adattare il linguaggio e il messaggio al mezzo di comunicazione e alle sue regole». 

Chi deve presidiare questi canali?

«È necessario che le istituzioni e le società private facciano sistema. Le istituzioni, per loro natura, lo fanno, producendo molti contenuti, ma sono anche impegnate su molteplici fronti, oltre che a svolgere le funzioni regolamentari e di controllo. Ritengo che sia di fondamentale importanza agire in modo efficace e sinergico tra pubblico e privato: le aziende private, le società di gestione del risparmio, le reti di consulenza finanziaria e le banche, potrebbero svolgere invece un ruolo importante, cogliendo  la domanda e offrendo le proprie competenze per aiutare a colmare le lacune presenti fra il pubblico in tema di educazione finanziaria. È evidente che gli attori privati sono in qualche modo più vicini agli strumenti digitali in ottica di ingaggio dei risparmiatori italiani. Ben vengano quindi le sinergie tra questi due mondi, in modo da creare un sistema che persegua gli stessi obiettivi e i cui attori diano il loro contributo, scevri da qualsiasi conflitto di interesse, innalzando il livello educativo».

Come si presidiano questi canali?

«I canali digitali  hanno una potenzialità enorme, che deve però essere veicolata in modo virtuoso e gestita con molta attenzione e disciplina, alzando la qualità dell’informazione che viene data e con le istituzioni che controllano che le attività svolte in tema di educazione finanziaria non abbiano secondi fini. Noi abbiamo iniziato a utilizzare esaustivamente i social media per i nostri programmi di educazione finanziaria, abbracciando persino Instagram, un canale “esotico” per un asset manager, ma strategico per ingaggiare segmenti differenti di popolazione andando oltre la cerchia dei nostri interlocutori abituali, raggiungibili attraverso gli altri canali di comunicazione».

Che cosa è “Pictet per te”?

«È una produzione editoriale, continua e costante, sugli argomenti più rilevanti e più ricercati sul web nei mesi precedenti, con uno stretto legame con l’attualità. Ciò che cerchiamo di fare è raccontare che cosa succede nel mondo, come sta cambiando, attraverso i dati e le informazioni economico-finanziarie, utilizzando un linguaggio semplice e alla portata di chiunque. Chi poi avesse interesse ad approfondire o trovasse ostacoli a comprendere le informazioni riportate in “Pictet per te”, ha a disposizione una serie di strumenti che sono d’ausilio all’approfondimento e alla conoscenza, come il glossario e una sezione che si chiama “Guida alla finanza”, dove si esaminano nel dettaglio alcuni degli aspetti trattati negli articoli postati. Il nostro è un modo per elevare il livello di conoscenza, senza ancorarsi esclusivamente alle definizioni. Lo sforzo è fare capire gli argomenti fornendo esempi concreti, perché è più facile spiegare il “perché”, piuttosto che il “come” delle cose». 

Occorre però avere una forte disciplina nel gestire queste attività

«Sì, ed è un aspetto cui tengo molto, perché sono convinto che per una società come la nostra debba essere distinto l’impegno a fare educazione finanziaria dalle strategie di investimento della casa: sono due ambiti distinti, che devono rimanere separati. Gli argomenti che trattiamo nel nostro blog sono una risposta a ciò che emerge dal web, quindi da esigenze che vengono dal basso. A questo proposito abbiamo uno strumento ad hoc, chiamato Trendmeter, una dashboard che può essere consultata per conoscere gli argomenti più dibattuti in rete in materia economica e finanziaria».

Voi siete molto attivi e presenti nella promozione dell’educazione finanziaria in un contesto, come quello italiano, non agevole.

«Ci sono diverse ragioni storiche che spiegano il basso livello di cultura finanziaria in Italia, che riguardano diversi ambiti: dalla scuola, all’impostazione culturale del nostro paese per arrivare al livello di digitalizzazione della società. In linea generale si può affermare che ci sia una generalizzata mancanza di fiducia nei confronti di tutto ciò che riguarda la finanza. Bisogna educare gli italiani a considerarla un punto cardine della loro esistenza da cui si possono trarre benefici tangibili, tanto a livello sociale, quanto a livello di benessere del singolo». 

Vi sentite quindi attori in questo processo?

«Noi riteniamo che essere attori in questo processo sia fondamentale, perché la responsabilità, la consapevolezza e la trasparenza sono ingredienti cardini per generare fiducia. Pictet Asset Management, per la sua struttura organizzativa e per la sua storia, ha sempre operato avendo come principio guida l’allineamento dei propri interessi con quelli dei clienti e della società in cui operiamo, Il nostro modello di business si fonda sulla creazione di partnership responsabili di lungo periodo, il modo migliore per operare all’insegna della  sostenibilità, sia attraverso le nostre scelte di investimento per conto dei nostri clienti, sia attraverso le nostre scelte di condotta aziendale, prestando grande attenzione al capitale etico della nostra azienda. Per questa ragione l’impegno per elevare la cultura finanziaria del Paese contribuisce a quello che vogliamo essere, in una parola al nostro Dna».