Sin dagli inizi del secolo scorso, la famiglia Paternoster si è dedicata costantemente alla vitivinicoltura del Vulture.
Nonno Anselmo, primo artefice del successo di casa, raccogliendo la nobile arte di vignaiolo da suo padre, decide nel 1925, di destinare alla vendita, le prime bottiglie di Aglianico, sino ad allora prodotte per consumo familiare.
Fu questo l’inizio, quasi involontario, di una attività, oggi giunta alla terza generazione, in assoluto rispetto della tradizione, del contesto storico del luogo e dell’ambiente.
La produzione totale in bottiglie si aggira sulle 150.000 annue, che rigorosamente sono mantenute tali, al fine di garantire nel tempo, uno standard qualitativo che le consente di rivolgersi ad una fascia medio-alta di consumatori, amante della qualità.
La “mission” è continuare a trasmettere nel tempo ed al mondo la forza del gruppo familiare targato Paternoster, pari a quella del proprio terroir, “Il Vulture”.
IL VIGNETO PATERNOSTER
Il vigneto di proprietà si compone di circa 20 ha dislocati in vari poderi nelle diverse contrade viticole in agro di Barile tra cui: Rotondo, Macarico, Pian di Carro e Gelosia, veri e propri cru vocati da sempre all’eccellenza.
L’azienda inoltre, accoglie dalle precedenti generazioni, preziosi accordi di conduzione del vigneto e di conferimento delle uve, con anziani vignaioli, sia in comune di Barile, che in quelli limitrofi, ove sono coltivate da sempre, oltre al classico Aglianico, altre varietà tra cui la Falanghina.
IL VULTURE
Aspro, inquieto, struggente: il Vulture. Il vulcano dimenticato, rilievo scuro sull’orizzonte di una terra magica di campanili, di preghiere, di cicli contadini e fremiti industriali.
Il Vulture incantato che partorisce questo vino emblema, specchio, metafora del territorio da cui sgorga, che disegna i confini di una regione generosa e segreta, incastonata tra due mari, solcata da cinque fiumi, segnata da frontiere di verde e da una memoria profonda e sofferta.
Frutto rosso come il sangue. Rosso passione di uomini e donne vissuti in queste contrade millenarie, diverse euguali nel tempo che pure scorre, come il vino dalle botti.
Frutto che ammalia e stordisce: si chiama Aglianico e il suo sapore è potente. Parla dei cieli sconfinati del Sud, del fumo di legna bruciata, della succosa uva che fermenta, delle umide grotte che custodiscono e cullanogiovane vino da stappare.
MICROCLIMA
Il Vulture è un territorio straordinario per effetto di una combinazione unica di microclima e pedologia. È un vulcano che 133.000 anni fa, esplodendo, ha cosparso il territorio di ceneri. Queste, cadendo a terra si sono compattate generando una struttura spugnosa che è il tufo vulcanico, che assorbe l’acqua d’inverno e la cede d’estate quando fa molto caldo. In tal caso le viti, pur senza irrigazione, vivono perché trovano una riserva idrica sottostante.
Il Vulture con i suoi 1326 metri di altezza, nelle notti d’estate richiama una brezza fresca che provoca una straordinaria differenza di temperatura tra il giorno e la notte, con un’escursione termica anche di 15-20° C. Tutto questo determina una maturazione particolare dell’Aglianico, tanto da caratterizzarlo come Aglianico del Vulture.
CANTINA
La cantina sorge in contrada Valle del Titolo, all’interno del podere “Villa Rotondo” di proprietà familiare a Barile. Un progetto ambizioso, che consacra e proietta l’azienda verso nuove mete, ma che, ancora di più,affonda le radici nel territorio e nella tradizione.
Concepita su due piani: il primo, tra cristalli, rame e legno lamellare, adibito ad accoglienza ed uffici, offre un colpo d’occhio di bellezza struggente tra vigneti ed uliveti dominando tutta la valle; il secondo, interrato,ospita gli impianti di pigiatura e vinificazione, l’imbottigliamento ed una parte dell’affinamento composto dabarriques e grandi tine di rovere pregiato.
Qui i nostri “Vulture”, vinificati tutti in purezza, sostano sino allo svolgimento totale della fermentazionemalolattica. Il Don Anselmo e il Rotondo, vengono trasferite nella cantina storica in paese, accolte da un frescoe buio naturale generato dal tufo vulcanico, tra altre barriques e botti grandi.
In questo contesto, datato 1925, ritroviamo le nostre origini, la storia dell’enologia del Vulture ed una piacevole sensazione di pace dell’animo, che amiamo trasferire ai numerosi visitatori vogliosi di scoprire il magicopercorso tra antico e moderno targato Paternoster.
ENOLOGO
Fabio Mecca, figlio della terza generazione Paternoster, è nato nell’anno in cui “Pablito” Rossi e MarcoTardelli stendevano la Germania sotto gli occhi del presidente Sandro Pertini. Annata vincente quel 1982,vendemmie di quelle importanti. Il ragazzo di Barile, marinando ogni tanto la scuola per andare in cantina con lozio, si laurea a Conegliano Veneto in Scienze e Tecnologie Viticole ed Enologiche conseguendo il titolo di Enologo, come il nonno Anselmo Paternoster, antesignano della produzionedell’Aglianico del Vulture.
Fabio Mecca rappresenta la quarta generazione di una famiglia che crede nel territorio, nel vino e nella terra.
“Il lavoro inizia dal vigneto, valutando in esso potenzialità ed eventuali limiti, l’obbiettivo è quello di educare la vigna a produrre uve di assoluta qualità. In cantina, lavorando con cura ed attenzione le migliori uve, voglio tirar fuori per ogni vigneto la massima identità del vitigno e di quel appezzamento, così da poteresaltare le note di ogni esposizione, di ogni terreno, di ogni varietà. Accompagno il vino in ogni sua fase, valutando una identità progettuale sin dall’assaggio degli acini; per ogni vigneto voglio ottenere un vino. Nulla è lasciato al caso, la cura dei dettagli determina la qualità”.

