Intervista a Nash Waterman, head of private markets secondaries di Morgan Stanley Investment Management.

head of private markets secondaries
Morgan Stanley Investment Management
Come si è evoluto il mercato dei deal secondari nel private equity e in base a quali esigenze di investimento?
«Si tratta di una domanda senz’altro interessante e sarò felice di fornire il mio punto di vista sul mercato dei deal secondari. Per rispondere bisogna partire da un fatto: l’industria del private equity è nata e si è evoluta per risolvere una miriade di necessità diverse di investitori altrettanto eterogenei. Le prime transazioni che rientrano nella macro-categoria dei secondari sono sorte per venire incontro a due esigenze differenti. Da una parte, notoriamente, i fondi di private equity hanno una durata ben definita (ovvero il fondo ha un chiaro termine), generalmente 10 anni, con gli investitori (i cosiddetti limited partner) che hanno precise e sovente non negoziabili necessità di liquidità. Dall’altra parte, i manager di un prodotto di questo tipo (i cosiddetti general partner) a volte hanno bisogno di più tempo per realizzare in maniera adeguata il valore potenziale degli asset detenuti. Per queste ragioni le prime operazioni in ambito secondario sono avvenute nell’alveo dei cosiddetti buy-out interni, in cui i general partner esistenti hanno acquisito, insieme a nuovi limited partner, un portafoglio già esistente all’interno di un veicolo nuovo. Nel primo periodo del nostro programma sui secondari, il team private secondaries di Morgan Stanley Investment Management si è concentrato anche su queste operazioni. Poi invece, abbiamo iniziato a orientarci verso gli accordi Gp Led nei primi anni 2010 e nel 2016, allontanandoci dai secondari tradizionali a favore di quella che vedevamo come la parte più interessante del mercato secondario, i secondaries ad asset singolo».
Perché gli investitori trovano questa opportunità attraente?
«In generale, gli investitori (e molti dei loro Lp) vedono tra i vantaggi distintivi del private equity secondario una modalità più rapida di allocazione di un insieme potenzialmente diversificato di investimenti, una durata più breve, un Irr potenziale attraente con meno rischio di una curva a J. Ho sempre creduto che i secondaries abbiano un vantaggio significativo che viene trascurato: i general partner hanno generalmente avuto la proprietà di queste aziende per un certo periodo di tempo. Questi manager hanno spesso superato la fase di rischio più elevato che si verifica all’inizio di un investimento di Pe. I general partner esistenti e il team di gestione conoscono molto bene l’azienda in questa fase. Questa dinamica può essere enormemente vantaggiosa per gli acquirenti secondari. I secondaries permettono di evitare la parte del ciclo di vita di un investimento di private equity che riteniamo sia spesso la più rischiosa. Quando nel 2016 le opportunità secondarie a singolo asset erano relativamente scarse, abbiamo ritenuto che l’opportunità fosse così convincente che abbiamo modificato l’orientamento del nostro programma secondario per concentrarci su questa strategia single asset, con l’obiettivo di fornire ai nostri clienti un’offerta secondaria leader di mercato e differenziata».

