Intervista a Gilbert Keskin, Head of Convex Solutions di Amundi.

Su quali principi è basata la vostra strategia di investimento?

«I fondi volatilità di Amundi comprendono due prodotti, uno che investe sulle opzioni dell’Eurostoxx 50 e un altro che detiene sempre opzioni, ma su una serie di indici azionari globali. Il nostro scopo è offrire ai clienti un’esposizione al cosiddetto vega, ossia la sensibilità dei prezzi delle opzioni al variare della loro volatilità implicita. Per fare ciò investiamo sia su put sia su call con una scadenza intorno a un anno, nello specifico dai nove ai 15 mesi. Di conseguenza dobbiamo rinnovare le posizioni man mano che esse vedono scemare la loro vita residua. Il nostro obiettivo è offrire un’esposizione a un’asset class che offre chiari vantaggi di decorrelazione rispetto all’andamento dell’azionario. Ci tengo a precisare che le nostre strategie hanno un bias verso un’esposizione lunga nei confronti della volatilità. Non si tratta, però, di un must assoluto: usiamo un approccio quantitativo che lascia ampio spazio alla gestione attiva. Essenzialmente dividiamo la volatilità in diverse bande, che etichettiamo come bassa, moderata ed elevata. In casi in cui essa raggiunga livelli che consideriamo eccessivi, non esitiamo ad assumere una posizione negativa in termini di vega. Così, ad esempio, è successo durante la crisi di Lehman Brothers alla fine del 2008 e in quella del debito sovrano europeo nel 2011. Lo stessa tattica, però, non è stata adottata durante le fasi più acute di instabilità sui mercati, generate dallo scoppio della pandemia. La volatilità costituisce una delle poche asset class caratterizzate da una persistente mean-reversion».

Il vostro obiettivo è dunque offrire agli investitori una pura esposizione all’andamento della volatilità, ma come gestite i rischi originati da altri elementi che influenzano il prezzo delle opzioni, quali delta, convessità ed effetto del decadimento temporale?

«I nostri portafogli sono sempre delta neutrali. Per fare ciò utilizziamo future a più breve scadenza (uno-tre mesi) con cui ricalibriamo il tutto almeno giornalmente. Nel caso di situazioni di particolare turbolenza, possiamo riposizionare  i nostri attivi sulla delta-neutralità a livello intraday. In generale poi costruiamo posizioni hedging anche per quanto riguarda la nostra esposizione al gamma e al theta; la loro gestione è però altamente discrezionale. Se la volatilità realizzata è bassa, di solito copriamo, sia gamma, sia theta, vendendo opzioni a breve scadenza. Se invece, come nel caso attuale, vi sono forti oscillazioni sul sottostante, allora gestiamo l’esposizione al calo del prezzo delle opzioni generato dal passare del tempo attraverso l’aggiustamento giornaliero del delta, che si lega a sua volta al gamma».

 

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