Emanuele Negro, executive director di Goldman Sachs Asset Management, partecipa al Focus Trend.

Nell’attuale contesto di mercato, pensate che il ruolo dei fondi tematici, a completamento di un portafoglio azionario tradizionale, abbia ancora più ragione d’essere?

«Siamo fermamente convinti che, al di là dell’attuale contesto di mercato, i fondi e le strategie di investimento tematiche rivestano un ruolo importante nei portafogli.  Anzitutto, è innegabile il fatto che la diffusione dell’innovazione tecnologica, così come l’impatto delle dinamiche demografiche e la crescente focalizzazione da parte di tutti gli attori economici nei confronti della sostenibilità, stiano influenzando trasversalmente tutti i settori e le aree geografiche, e trasformando le industrie, sia per quanto riguarda la produzione di beni, sia nella fornitura di servizi. I fondi tematici permettono di prendere parte attiva a questa straordinaria dinamica di trasformazione socio-economica e di crescita secolare e riteniamo che sia, quindi, di fondamentale importanza destinare parte degli investimenti del proprio portafoglio ai principali temi che sono i motori di queste epocali trasformazioni: la tecnologia, la demografia e la sostenibilità. Un’esposizione mirata a questi temi di investimento può consentire di beneficiare in maniera importante delle opportunità di generazione di alpha che la fenomenale evoluzione sta creando a tutti i livelli, su tutti i mercati e su tutte le capitalizzazioni. Siamo altresì convinti che una solida costruzione di portafoglio debba contemplare a sua volta una robusta combinazione di elementi e la piena complementarietà tra strategie “core” e tematiche: questa visione può condurre a una più efficiente e robusta costruzione di portafoglio».

Tra i temi che avete rilevato come strategicamente importanti, c’è la sostenibilità ambientale. Come viene declinato in termini di investimento?

«Il cambiamento climatico e le pratiche ambientali non sostenibili hanno messo il mondo dinanzi a sfide importanti. Nei decenni passati ha regnato una certa indifferenza nei confronti della “questione climatica” e i principali attori socio-economici, consumatori, aziende e istituzioni, non sono apparsi particolarmente allineati rispetto alla volontà di dare vita a un cambiamento significativo a favore della riduzione delle emissioni e dell’adozione di pratiche sostenibili. Forse per scarsa presenza di incentivi o di inviti di carattere normativo, le aziende hanno stentato a investire a favore di quelle innovazioni tecnologiche necessarie a contrastare efficacemente i cambiamenti climatici; oggi siamo forse a un punto di svolta, in quanto l’unione delle forze della classe politica, dei consumatori e della tecnologia non è mai stata così importante e determinante. Siamo convinti di trovarci ora dinanzi alla più importante rivoluzione degli ultimi secoli, quella ambientale, che crediamo possa avere la velocità della rivoluzione digitale su una scala paragonabile a quella della rivoluzione industriale: tutto ciò rappresenta, secondo noi, un dominante tema di investimento secolare destinato a offrire agli investitori l’opportunità di generare rendimenti particolarmente interessanti, sia a livello finanziario, sia in termini di impatto ambientale positivo. In questo contesto, l’innovazione tecnologica svolgerà un ruolo cruciale nel percorso di transizione industriale verso un futuro sostenibile e a basse emissioni. Contribuirà innanzitutto ad abbattere le curve dei costi che hanno rappresentato, e ancora lo sono in diversi settori, uno dei vincoli più complessi da superare per avviare un sostenibile percorso di positivo impatto ambientale (basti pensare a segmenti quali le fonti di energia rinnovabile e le batterie per i veicoli elettrici). Oggi stiamo sempre più osservando questa dinamica di riduzione dei costi quasi tutti i settori della green economy, compresi le soluzioni di economia circolare, i processi di cattura del carbonio e gli alimenti a base vegetale: in un contesto in cui la scalabilità commerciale sta diventando una vera e propria realtà, possono svilupparsi rapidamente settori da miliardi di dollari che, oltre a migliorare la sostenibilità, sono in grado di offrire anche potenziali opportunità di investimento estremamente interessanti. In particolare, riteniamo che le società capaci di fornire soluzioni ambientali in cinque aree chiave (energia pulita, efficienza delle risorse, consumo sostenibile, economia circolare e sostenibilità idrica) possano essere ben posizionate per guidare la rivoluzione ambientale e beneficiare di una dinamica particolarmente positiva della domanda».

La transizione energetica è un punto centrale presente nelle agende di molti governi, istituzioni e soggetti privati. Soprattutto, risponde anche a una richiesta che viene dalle persone, consapevoli di come sia necessario affrontare l’attuale cambiamento climatico. Quali sono le vostre considerazioni in merito?

«Quando parliamo di transizione energetica, in estrema sintesi, ci riferiamo a un passaggio epocale dai combustibili fossili all’energia alternativa. Crediamo che nei prossimi decenni il settore energetico rappresenterà un’area di grande crescita e anche di notevole cambiamento. La transizione energetica globale, che è destinata a ridurre le emissioni di gas serra, ha creato un contesto di mercato alquanto dinamico e con implicazioni di vasta portata. Facendo una disanima delle opportunità e degli sviluppi derivanti da questo processo, possiamo affermare che, da un lato, il settore dell’energia tradizionale e quello dell’energia pulita dovranno coesistere per diversi decenni, prima che il mondo possa ricorrere in toto a fonti alternative. D’altro canto, la transizione energetica rappresenta un’opportunità per le imprese di ogni categoria nel campo energetico, dal cleantech, ai colossi delle rinnovabili e alle aziende energetiche tradizionali che, grazie a notevoli flussi di cassa, hanno la capacità di investire in maniera importante a favore del passaggio da combustibili fossili a soluzioni alternative.  Tutto ciò, naturalmente, al netto di cambiamenti significativi nelle attuali politiche governative e di nuove scoperte nel campo delle tecnologie dell’energia pulita. Attualmente i combustibili fossili dominano il mercato dell’energia: nel 2019 hanno rappresentato l’84,3% del consumo di energia primaria, mentre le energie rinnovabili, come, ad esempio, l’eolico e il solare e altri combustibili non fossili, come il nucleare, hanno contato rispettivamente per il 5% e il 10,7%1. Oggi, i combustibili fossili sono presenti ovunque e sono utilizzati per diversi scopi tra cui l’elettricità, il trasporto e come materia prima per una varietà di prodotti petrolchimici, come la plastica, ma sono anche una fonte significativa di emissione di gas serra. Nonostante gli sforzi a favore di una riduzione delle emissioni di gas serra dovute alla sostituzione dei combustibili fossili con l’energia green, la crescita della popolazione e l’aumento della ricchezza nelle economie in via di sviluppo potrebbero determinare un aumento complessivo della domanda di energia. I settori dell’energia alternativa e del cleantech (tecnologie “pulite”) possono aiutare a fronteggiare questa dinamica e al tempo stesso sono in grado di rappresentare importanti opportunità di crescita: secondo alcune stime, entro il 2035 la capacità eolica e solare a livello globale aumenterà del 300% rispetto ai livelli del 20202. Tutto ciò sarà possibile grazie ai futuri progressi tecnologici, alla spesa per le infrastrutture e agli incentivi governativi».

1 Fonte: BP, Esame statistico dell’energia mondiale 2020 69a edizione, 4. Si noti che mentre l’energia idroelettrica è spesso considerata una fonte di energia rinnovabile, in questa suddivisione è inclusa nella categoria altri combustibili non fossili e riflette il 6,4% del consumo di energia primaria a partire dal 2019.

2 Fonte: “Global Installed Capacity,” Bloomberg New Energy Finance, consultato il 31 maggio 2021, https://www.bnef.com/.

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