La guerra in Europa ha scardinato diverse certezze, per di più in un momento molto complicato per altri problemi, tra i quali l’inflazione, una difficile ripresa e il Covid che non è ancora scomparso. Il Vecchio continente in questo contesto si trova nella situazione più pesante, per la sua pressoché totale dipendenza energetica e per una ormai consolidata incapacità a reagire velocemente nelle fasi di crisi. Attualmente, i possibili scenari sono due: uno vede l’Eurozona passare un brutto, ma relativamente breve, periodo, che potrebbe culminare in una recessione, senza però conseguenze rilevanti sul lungo periodo. L’altra ipotesi potrebbe tradursi in un’Europa piagata da molti dei difetti degli Usa, ma senza i punti di forza del sistema americano
Il 2022 verrà ricordato come l’anno in cui sono saltati gli assunti base della globalizzazione degli ultimi decenni. Infatti, fino a poche settimane fa, sembrava che la sempre maggiore integrazione di commerci e flussi di investimento fosse sì soggetta a tensioni pesanti, ma che almeno escludesse dal proprio orizzonte l’opzione militare. Come si è visto, così non è stato e ora gli investitori si trovano a gestire un quadro dalla lettura davvero difficile. Il mondo precedente al 24 febbraio vedeva un ciclo economico in rallentamento, dopo la fortissima ripresa post-Covid, con l’inflazione e la forte inversione delle politiche monetarie a costituire le maggiori incognite all’orizzonte. In verità, non è che tale ragionamento sia oggi radicalmente mutato: solamente è stata inserita un’ulteriore gigantesca incognita, che probabilmente produrrà una dispersione molto elevata nei cicli delle principali economie. Infatti, in precedenza la vulgata comune vedeva le condizioni complessive come sufficientemente forti e lontane dalla condizione di stagflazione. Attualmente di sicuro i rischi di stagnazione unita all’inflazione sono aumentati e sono cresciuti in maniera marcatamente diversa a seconda di quale blocco si scelga di analizzare.

