Tombolini è Verdicchio. Dal 1921, l’azienda vitivinicola marchigiana ha contribuito a rendere conosciuto nel mondo questo vitigno a bacca bianca dalle qualità straordinarie, facendosi portavoce della tradizione enologica delle Marche.
Oggi Tombolini inaugura un nuovo corso improntato al recupero di una storia che ha pochi eguali nelle Marche e all’esaltazione del carattere unico del Verdicchio dei Castelli di Jesi.
Un cambio di passo voluto da Carlo Paoloni, che guida lo sviluppo dell’azienda di famiglia con un approccio innovatore, portando avanti un progetto incentrato sulla valorizzazione del terroir unico di Staffolo e sulla sperimentazione di nuove tecniche di vinificazione. Icona del nuovo corso è l’anfora Tombolini “100 anni”, una bottiglia gioiello creata per contenere i migliori Verdicchio dell’azienda.
Tombolini tra passato e futuro
Tra i fondatori delle DOC più importanti delle Marche, il Verdicchio dei Castelli di Jesi e il Rosso Conero, la famiglia Tombolini è stata pioniera nel valorizzare i Castelli di Jesi, utilizzando già dagli anni ’50 l’iconica bottiglia ad anfora, che ha reso il Verdicchio riconoscibile in tutto il mondo, e scegliendo di vinificare in acciaio, a temperatura controllata, Verdicchio in purezza già nei primi anni ’70.
Oggi, sulle colline di Staffolo, nel cuore della zona storica del Verdicchio, Tombolini produce Verdicchio con cura artigianale, che va di pari passo con l’impiego delle tecniche più avanzate in cantina, e in armonia con l’ambiente.
2013
Il nuovo corso della storica cantina marchigiana inizia nel 2013, quando Carlo Paoloni decide di affiancare nella proprietà la madre Fulvia Tombolini, donna di grande tenacia e visione che ha contribuito in maniera determinante allo sviluppo dell’azienda e ad avviare un percorso verso una viticoltura sostenibile.
“Abbiamo studiato i vigneti con occhi nuovi – spiega Carlo Paoloni – con l’intento di valorizzare il nostro patrimonio più grande: 14 appezzamenti, caratterizzati da suoli molto diversi, che seguiamo ognuno in modo specifico, con viti che hanno dai 25 ai 50 anni d’età. Poi ci siamo concentrati sulla cantina, utilizzando tecniche e contenitori innovativi, come le uova di cemento, facendo sperimentazione sì, ma con un obiettivo ben preciso: puntare sull’identità del Verdicchio dei Castelli di Jesi con l’idea di ottenere la massima espressione di questo vitigno. Sono nati due Verdicchio straordinari. E’ nato un progetto non dettato dalla nostalgia, ma dal desiderio di integrare il meglio del passato nel nostro presente. Abbiamo pensato di avere titolo e anche l’età per osare, con la convinzione che il verde dell’Anfora sia il colore del futuro e il Verdicchio la nostra bandiera. Abbiamo coinvolto i migliori studi di design e vetrerie italiane per creare una bottiglia radicalmente territoriale e, al tempo stesso, innovativa. In un mondo globalizzato è imperdonabile non puntare sulla propria diversità.”

