Sul piano macroeconomico la situazione europea difficilmente potrebbe essere più complicata.
In un anno che rischia di essere il peggiore per l’economia globale dal 2009, il pericolo concreto per la manifattura del Vecchio continente è di trovarsi senza gas e senza semiconduttori, in una fase storica in cui la concorrenza mondiale è più acuta che mai.
L’immagine dei problemi della regione è la Germania, una ex-locomotiva in crisi, a causa della storica dipendenza dalla Cina per le esportazioni, dalla Russia per l’energia e dagli Usa per la sicurezza. Eppure, in questo quadro disastroso, c’è chi pensa che buona parte dei rischi siano già stati scontati dai mercati e che alcune aziende e qualche settore possano riservare sorprese positive.
La fine del terzo trimestre è stata caratterizzata da nuovi minimi annuali su quasi tutti gli asset rischiosi in giro per il mondo.
I rialzi feroci dei tassi da parte della Fed, la Bce che ha iniziato a seguire a ruota le politiche monetarie statunitensi, le tensioni tecnologiche (soprattutto sul fronte dei microchip) fra Usa e Cina, il proseguire della guerra con l’imminente arrivo dell’inverno hanno tutti contribuito a creare un ambiente praticamente impossibile per chi voglia investire.
La situazione di correlazione negativa senza precedenti è ben sintetizzata da Fabrizio Santin, senior investment manager di Pictet Asset Management: «Assistiamo a un’evoluzione molto negativa sui mercati finanziari. A settembre, gli indici azionari Usa hanno chiuso in correzione di quasi il 10%, portando le perdite da inizio anno, in media, tra il 20% e il 25%. Non è andata meglio sul mercato del reddito fisso, dove i rendimenti sul Bund tedesco si sono attestati sopra il 2%, mentre il Btp decennale è arrivato vicino al 5% e i Treasury a 10 anni a quasi il 4%. Dall’1 gennaio, gli indici obbligazionari registrano anch’essi perdite, spesso oltre il 15%. Le strategie risk parity, che danno lo stesso peso ai fattori di rischio azionari e obbligazionari, registrano i peggiori ritorni annuali osservati nell’arco degli ultimi 100 anni, a eccezione di un paio di circostanze negli anni ‘30 e ‘70».

