Intervista a Brad Neuman, CFA, Chief Market Strategist di Alger

L’impennata dei tassi statunitensi ha condizionato negativamente l’andamento dell’indice Nasdaq nel 2022. Credete che il calo delle quotazioni abbia scontato a pieno le aspettative sulle intenzioni della Fed?

Riteniamo che la compressione delle relative valutazioni a cui abbiamo assistito negli asset a lunga durata, come le obbligazioni a lungo termine e le azioni growth, stia diminuendo.
Le ragioni sono due. In primo luogo, le pressioni al rialzo sui tassi d’interesse si stanno attenuando a causa della riduzione dell’inflazione dovuta all’allentamento dei vincoli di offerta e alla diminuzione della domanda macroeconomica.
In secondo luogo, le valutazioni relative potrebbero aver raggiunto i livelli minimi per le azioni di lunga durata, come le small cap growth, con l’S&P 600 Growth scambiato con uno sconto percentuale a due cifre rispetto all’ampio S&P 500, quando storicamente era trattato con un premio a due cifre.
L’attuale livello di tassi Usa potrebbe mettere in discussione le prospettive di crescita delle società tecnologiche più indebitate? Oltre alla dinamica dei tassi, quali altre variabili potrebbero condizionare l’andamento dell’indice nel 2023?
Sebbene l’aumento dei tassi di interesse possa danneggiare le società con un debito significativo rispetto al loro flusso di cassa, i titoli growth tendono ad avere bilanci significativamente migliori rispetto ai titoli value.
Infatti, il Russell 1000 Growth ha un rapporto tra debito netto ed EBITDA pari a 0,9x. Mentre l’indice Russell 1000 Value ha livelli di indebitamento molto più elevati, pari a 2,1x debito netto/EBITDA.
Riteniamo che, oltre ai tassi d’interesse, un fattore determinante per i titoli growth nel breve termine sarà la loro resistenza fondamentale a quello che consideriamo un contesto macroeconomico sempre più difficile, con un rallentamento della crescita dovuto all’impatto ritardato della stretta monetaria e a una politica fiscale meno favorevole.

