a cura di Emanuela Zini

È ancora molto cauta e attenta alle variabili macroeconomiche la strategia di Luca Colussa, fund manager di Generali Investments Partners.

Da una parte si sta apertamente parlando di fine delle politiche di rialzo dei tassi da parte della Fed e probabilmente anche delle altre più importanti banche centrali, dall’altra, però, la recessione è data per scontata, anche se non è ancora chiaro con quale intensità.

Con una visione di questo tipo, è sicuramente indispensabile operare scelte estremamente attente, sia sui bond, sia sull’azionario. 

La parola chiave in questa fase di inizio anno, sui mercati azionari, è “cautela”: si confermerà la sua centralità anche nei prossimi mesi?

«Il 2022 è stato un anno negativo per le principali classi di attivi e anche la parte azionaria ha sofferto, seppure in modo meno marcato rispetto al comparto obbligazionario, in termini aggiustati per il rischio. L’inflazione sopra le attese, aggravata dalle conseguenze della guerra in Ucraina, e il cambiamento delle politiche monetarie hanno spinto i tassi reali all’insù, deprimendo i multipli di borsa. Per contro, gli utili societari hanno beneficiato di una crescita economica sostenuta nella prima metà dell’anno e di una notevole capacità di trasferire i maggiori costi di produzione al consumatore finale. Queste dinamiche sembrano destinate a cambiare nel 2023. Le previsioni di crescita sono, infatti, intorno allo zero, sia negli Stati Uniti, sia in Europa. Inoltre, il livello di incertezza appare particolarmente elevato. Quindi, sì, la cautela rimarrà ancora protagonista nel 2023, anche se non mancheranno le occasioni di investimento, così come avvenuto con i temi value e il settore energy nel corso del 2022».

Quali saranno i fattori chiave da monitorare che potranno rappresentare un punto di svolta per i listini?

«Suddividiamo il problema in due: da una parte i multipli azionari, dall’altra le aspettative sui profitti delle società. Per quanto concerne i multipli, il driver principale negli ultimi anni è stato l’andamento dei tassi reali, che riflettono, in primis, il livello dei tassi e le aspettative di politica monetaria. Appare, quindi, fondamentale continuare a monitorare le decisioni delle banche centrali e, in particolare, una possibile svolta nelle loro decisioni. Per quanto riguarda gli utili, va innanzitutto sottolineata la loro resilienza nel corso del 2022, constatando che le stime si sono mosse al rialzo nel corso dell’anno, salvo iniziare una timida discesa, per lo più negli Stati Uniti, solo nella seconda metà del 2022. I fattori da monitorare in questo caso sono molteplici. Da un punto di vista dei volumi, gli indici di fiducia, come i Pmi, mostrano una contrazione imminente, ma è probabilmente sul potere di pricing che potrebbero arrivare le maggiori sorprese negative. Crediamo, quindi, che saranno determinanti le notizie e gli indicatori sulla marginalità delle imprese, in un momento in cui i costi del lavoro stanno salendo, mentre comincia a vacillare la capacità di alzare ulteriormente i prezzi di vendita».

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