A colloquio con Antonio De Negri, CEO, Smart Bank
L’impennata dei tassi statunitensi ha condizionato negativamente l’andamento dell’indice Nasdaq nel 2022. Credete che il calo delle quotazioni abbia scontato a pieno le aspettative sulle intenzioni della Fed?

La situazione negli USA ci preoccupa perché ci potrebbe essere un rallentamento più forte del previsto qualora la FED non modificasse il suo ritmo di aumento dei tassi. Dati poco incoraggianti su tutti gli ambiti.
La politica monetaria funziona, purtroppo. Le vendite al dettaglio sono diminuite dell’1,1% dopo un calo dell’1,0% rivisto al ribasso a novembre. Al di fuori delle componenti principali, la spesa per i servizi di ristorazione è diminuita dello 0,9%, dopo un calo dello 0,1% nel mese precedente.
Dato che i prezzi dei ristoranti hanno continuato ad aumentare, in termini reali, la spesa per i servizi di ristorazione dovrebbe essere molto più debole di quanto implicano queste cifre nominali. Sia la spesa per beni sia quella per servizi sembravano indebolirsi. Anche la spesa per consumi, come il settore industriale, sono in contrazione, che riteniamo sia stata confermata dalla produzione industriale di dicembre e novembre, che è diminuita rispettivamente dello 0,7% e dello 0,6% m-o-m. La turbolenza non è finita.
L’attuale livello di tassi Usa potrebbe mettere in discussione le prospettive di crescita delle società tecnologiche più indebitate? Oltre alla dinamica dei tassi, quali altre variabili potrebbero condizionare l’andamento dell’indice nel 2023?
Dividerei in due fasi il mercato del 2023 (e forse 2024). La prima fase, recessiva, non più in dubbio e la fase post recessiva. Nella fase recessiva meglio rimanere sul reddito fisso e forse solo tatticamente su azioni. Avremo un aumento limitato del tasso di insolvenza ma da un downgrade degli utili attesi.
Riteniamo sia preferibile rifugiarsi su obbligazioni Investment Grade a High Yield. Per la parte opportunistica sovrappeserei i mercati emergenti e in particolare le azioni cinesi ma senza essere aggressivi.
La seconda fase è quella successiva alla stabilizzazione dei dati macro americani – quando gli indicatori anticipatori macro statunitensi si stabilizzeranno, e la Fed dichiarerà chiusa la fase di aumento dei tassi, allora sarà il momento di aumentare le azioni globali, (ma con bias ciclici, value e superciclici) e le materie prime.
Ovviamente il settore finanziario, soprattutto negli USA, dovrebbe sovraperformare in quanto la curva dovrebbe aumentare nuovamente l’inclinazione, senza il proporzionale aumento di incagli e deliquencies.
Preferirei le azioni del NASDAQ che impattano sulla ripresa dei consumi e le fintech nella seconda parte dell’anno rispetto alle growth pure, dato che i tassi saranno più bassi ma comunque sfidanti per le aziende a basso cash flow e con breakeven di sviluppo molto lunghi. Il mondo dei tassi negativi non tornerà più e nemmeno i multipli senza senso che abbiamo visto in passato. La normalizzazione è qui per restare.

