Fino a pochi mesi fa la recessione in quasi tutto il pianeta era data per scontata e l’unica speranza era che si dimostrasse lieve. Oggi sono molti gli osservatori che ritengono che non sia così scontata e i dati più recenti sono stati sostanzialmente positivi. Anche i mercati hanno preso atto di questo nuovo clima e, praticamente in tutte le piazze finanziarie, hanno ripreso a salire. L’Europa, anche grazie a valutazioni molto interessanti, ha addirittura assistito a qualcosa di simile a un rally. Ma non sono pochi coloro che vedono ancora pericoli e ritengono che sia presto per puntare sugli asset rischiosi. L’incremento dei tassi è ancora una realtà e l’inflazione è tutt’altro che sconfitta

I primi mesi del 2023 possono essere visti come un caso da manuale sulla volubilità del consensus degli analisti e di come il sentiment possa cambiare anche molto rapidamente. Infatti, gli asset rischiosi, nel loro complesso, hanno cominciato a mostrare una robusta ripresa a partire dal quarto trimestre dell’anno passato, anche se, fino a poche settimane fa, nessuno metteva in dubbio l’avvento imminente di una recessione. Lo stesso ritorno di fiamma dei mercati era interpretato come un rimbalzo in seguito a tre trimestri di sprofondo e non certo come una conseguenza di un rinnovato ottimismo. Il repentino abbandono della politica del Covid zero cinese e il venire meno dello shock ai corsi delle materie prime (complice anche un inverno mite in Europa) hanno aiutato a registrare una serie di dati positivi che hanno indotto diversi osservatori a dubitare dell’imminente contrazione. 

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