a cura di Emanuela Zini

Dopo la riapertura della Cina, al termine di due anni molto difficili per le borse di Shanghai e di Shenzhen, tra gli operatori si è diffuso un grande ottimismo e c’è chi pensa che, nonostante la persistenza di diversi problemi, ci si trovi di fronte a un’opportunità di notevole valore, sia per il paese del Dragone, sia per le altre economie del Sud-Est asiatico. A parlarne è Mauro Ratto, co-fondatore e co-cio di Plenisfer Investments Sgr.
Vi è molto ottimismo sulla normalizzazione della Cina e il continuo percorso di crescita del Sud-Est asiatico. Pensa che sia giustificato o sono già stati incorporati negli asset locali aspettative troppo ottimistiche?
«Diversi indicatori, tra i quali le recenti statistiche sui voli interni, confermano la ripresa dell’attività economica in Cina e rimaniamo quindi positivi sulla riapertura del paese e sulla progressiva normalizzazione dell’economia. Alla luce delle attese di ripartenza economica, le valutazioni degli asset cinesi restano quindi oggi interessanti. Rimane comunque indispensabile un attento stock picking, non solo per cogliere le opportunità a maggiore potenziale, ma anche alla luce di alcuni fattori da monitorare con attenzione».
Quindi possiamo parlare di una Cina che riparte a tutta forza? Possiamo dire che tutti i problemi dei recenti anni passati sono superati?
«In primo luogo, dobbiamo attenderci tassi di crescita più moderati rispetto al recente passato. Da un lato, inciderà sul ritmo di crescita dell’economia il calo demografico in atto, dall’altro creerà problemi la centralizzazione del potere politico e la conseguente linea dirigista sull’economia, che introduce seri punti di domanda sul futuro del modello cinese. Senza dimenticare l’evoluzione delle relazioni internazionali con gli Stati Uniti, non risolvibili nel breve periodo, che sono un altro fattore chiave da monitorare. Basti pensare alla richiesta Usa di bloccare le esportazioni di semiconduttori sofisticati nella Repubblica Popolare: è una vera e propria dichiarazione di guerra economica. Rimangono, perciò, a mio avviso, a rischio i cosiddetti titoli offshore e di Hong Kong, mentre gli asset più direttamente legati ai temi interni alla Cina continueranno a beneficiare della ripresa economica».
Al di là dei problemi, comunque, il giudizio resta positivo?
«Alla luce dei fattori descritti, la Cina rappresenta per noi un’opportunità di breve e medio periodo e lo stesso vale anche per il Sud-Est asiatico. In generale, tutta l’Asia mantiene buone prospettive di crescita, perché l’area continuerà a beneficiare indirettamente della ripartenza cinese, ma sarà anche soggetta agli stessi fattori di rischio. Guardando oltre i possibili effetti del ciclo cinese, a mio avviso ci sono due paesi che hanno comunque un forte potenziale di crescita, ossia il Vietnam, dove sono state rilocalizzate molte attività dal Giappone, e l’Indonesia».
Credete che vi sia spazio per un ulteriore rimbalzo per il comparto tech cinese e per i titoli industriali/tecnologici del Far East (Corea e Taiwan)?
«Il comparto tech cinese rimane ancora oggi sottovalutato. La fase più acuta di regolamentazione è ormai alle spalle e si è attenuato il rischio di delisting di società cinesi negli Stati Uniti. D’altra parte, alcune società, come Jd o Alibaba, hanno richiesto e ottenuto di quotarsi anche a Hong Kong, decisione che sosterrà ulteriori flussi di investimento domestici, mentre altre aziende, come Pinduoduo, hanno sospeso questa richiesta, segnale che conferma la normalizzazione in corso in Cina. Quanto ai titoli industriali e tecnologici, va ricordato che l’Inflation reduction act statunitense incentiva la rilocalizzazione di produzioni strategiche negli Stati Uniti, tra le quali anche i semiconduttori. La loro domanda mondiale rimane uno dei temi più caldi tra gli investitori: se da un lato il blocco alle esportazioni dei semiconduttori in Cina condizionerà anche le esportazioni di Corea e Taiwan, dall’altro gli investimenti nel settore dovranno essere ben calibrati per evitare di passare nel giro di pochi anni da una situazione di carenza a una di eccesso di produzione».

