a cura di Pinuccia Parini

L’economia filippina ha chiuso il 2022 con la crescita più rapida degli ultimi 40 anni, a un tasso del 7,6%, il più elevato dal 1976 e al di sopra dell’obiettivo governativo del 6,5-7,5%.

Il segretario per la Pianificazione economica, Arsenio Balisacan, ha attribuito la robusta performance del quarto trimestre alla forte domanda interna, all’aumento dei posti di lavoro e al “revenge spending” dopo l’abolizione del lockdown e la piena riapertura negli ultimi tre mesi dell’anno. Le Filippine, che si basano sulle rimesse dei lavoratori d’oltremare (9,3% del Pil nel 2021) e sul settore dei servizi (61% del Pil), oltre che sull’agricoltura e la pesca, avevano subito una delle più forti contrazioni in Asia durante la pandemia a causa delle rigide misure di blocco (nel 2020 il Pil è stato -9,5%, il peggiore dato dal 1947).

Il quadro economico 

Nel recente outlook sulla crescita della regione developing East Asia and Pacific (Eap), la Banca Mondiale ha previsto che l’attività economica aumenti del 5,1%, grazie alla riapertura della Cina, ma l’inflazione elevata e l’indebitamento delle famiglie peseranno sui consumi di alcuni paesi. È atteso un miglioramento rispetto al 3,5% del 2022. Tuttavia, escludendo la Cina, il rapporto stima che la crescita dell’Eap si ridurrà al 4,9% rispetto al rimbalzo del 5,8% del 2022. Per le Filippine, nello specifico, l’istituto prevede un incremento del Pil al 5,6% nel 2023, dal precedente 5,8%, a causa del persistere di un’elevata inflazione nel mercato locale, aggravata dal rallentamento delle attività globali. 

La maggior parte delle principali economie in via di sviluppo dell’Asia orientale e del Pacifico si è ripresa dai recenti shock e sta crescendo, anche se la produzione rimane al di sotto dei livelli pre-pandemia nella maggior parte dei paesi insulari del Pacifico. L’inflazione, in alcuni stati, è rimasta più elevata delle attese. Sempre secondo la Banca Mondiale, la crescita nella regione è stata trainata principalmente dai forti consumi privati e dalle esportazioni di beni, ma ora ci sono segnali di indebolimento della domanda interna ed estera e la politica macroeconomica è diventata meno espansiva nella maggior parte dei paesi. L’attività economica, a breve termine, dipenderà dalla dinamica di quella globale e dai prezzi delle materie prime, oltre che dalla stretta finanziaria, che probabilmente continuerà, a fronte dell’elevata inflazione negli Stati Uniti. 

Guardando l’area da una prospettiva di lungo periodo, la Banca Mondiale rileva che, dallo scoppio della crisi asiatica, la ripresa nell’Eap è stata più rapida e stabile rispetto a quella di gran parte del resto del mondo e ciò ha fatto sì che si sia assistito a una considerevole diminuzione della povertà e, nell’ultimo decennio, anche delle disuguaglianze.

 

Le vulnerabilità dell’Eap

Ciò però non basta a oscurare gli aspetti di vulnerabilità ancora presenti. Infatti, l’istituto basato a Washington ribadisce la necessità di riforme più profonde, una gestione più proattiva e una cooperazione internazionale, soprattutto perché il mondo e la regione stanno cambiando e ponendo nuove sfide alla crescita. La prima riguarda le dinamiche del commercio globale: l’Eap, che ha tratto enormi benefici da un mercato relativamente aperto e integrato, con regole prevedibili, dovrà ora fare i conti con l’emergere del protezionismo, le divisioni commerciali e l’incertezza politica. La seconda è legata al cambiamento climatico: la crescita della regione è stata trainata dai combustibili fossili e ora deve fare i conti con l’effetto di questi ultimi sul riscaldamento globale, le cui conseguenze sono una minaccia per l’intera area geografica. Per questa ragione sono necessari investimenti nell’adattamento al fenomeno, contribuendo, allo stesso tempo, alla sua mitigazione. La terza sfida è l’invecchiamento della popolazione giovane che sta incidendo sulla forza lavoro, sugli oneri pensionistici e sulle esigenze di assistenza sanitaria. 

Le prospettive per le Filippine

L’Asia Development Bank (Adb), invece, ha mantenuto le sue previsioni di crescita del 6% per l’economia filippina per il 2023, ma prevede un’espansione più rapida del 6,2% per il 2024, citando il previsto rallentamento dell’inflazione interna. Il direttore nazionale dell’Adb per le Filippine, Kelly Bird, ha dichiarato che tra i fattori trainanti del Pil di quest’anno vi sono la ripresa del turismo, dell’occupazione e del commercio al dettaglio, il continuo miglioramento del settore manifatturiero e il tentativo del governo di alzare ulteriormente gli investimenti infrastrutturali. Tuttavia, i rischi permangono, in parte a causa del rallentamento più marcato delle attese delle economie avanzate, dell’aumento delle tensioni geopolitiche e del tasso ancora elevato di inflazione. Bird è ottimista sul fatto che l’economia nazionale «crescerà al suo potenziale quest’anno e il prossimo ed è sulla buona strada per portare il paese a un reddito medio-alto», pur rimanendo soggetta all’impatto del cambiamento climatico e degli effetti delle nuove tecnologie sul mercato del lavoro, al pari della maggior parte delle altre economie. 

Tassi e inflazione

La Bangko Sentral ng Pilipinas (Bsp) ha iniziato ad aumentare i tassi di riferimento nel maggio 2022, nel tentativo di affrontare l’elevato livello di inflazione. L’ultimo rialzo è stato lo scorso marzo: 25 punti base che hanno portato il tasso di riferimento al 6,25%. La Bsp, nell’occasione, ha affermato che la sua prossima decisione politica dipenderà in gran parte dall’andamento dei prezzi al consumo nei prossimi mesi. La banca centrale ha rivisto al ribasso le previsioni sull’inflazione di quest’anno e del prossimo (6,0% nel 2023 e 2,9% nel 2024, rispetto al 6,1% e al 3,1% previsti in precedenza) e ha ribadito di essere pronta ad agire, se necessario, per rallentare il ritmo di aumento dei prezzi al consumo entro la fascia di comfort del 2-4%. Sempre secondo l’Adb, gli effetti dei rialzi sulla crescita del paese dovrebbero materializzarsi nella seconda metà del 2023. Quest’anno il problema dell’economia nazionale non sembra che sia la crescita, ma il tasso d’inflazione vischiosa dovuto alle limitazioni dell’offerta di alcuni prodotti alimentari, in parte a causa delle restrizioni commerciali all’importazione, il cui impatto, però, potrebbe essere in qualche modo contrastato dagli effetti della spesa per infrastrutture. Tuttavia, sempre secondo l’Adb, le Filippine cresceranno al massimo del loro potenziale quest’anno e il prossimo.

Rafforzare la ripresa

L’economia filippina rimane quindi fondamentalmente solida, ma in un contesto globale più incerto deve affrontare, secondo il Fondo Monetario Internazionale (Fmi), tre importanti sfide per l’amministrazione del presidente Marcos jr: calibrare il giusto mix di misure per rendere più solide le basi della ripresa economica, creare riserve fiscali come assicurazione contro i rischi di ribasso più significativi e aumentare la crescita a lungo termine e il tenore di vita di tutti i filippini. «In prospettiva, per sostenere la ripresa economica sarà necessario concentrarsi sulle politiche volte ad affrontare i rischi inflazionistici, ad aumentare la resilienza fiscale e finanziaria agli shock avversi e ad attuare con successo le riforme per mitigare i danni della pandemia e incrementare la crescita della produttività». 

accelerare le riforme

Inoltre, tra i vari suggerimenti, l’Fmi invita ad accelerare le riforme per aumentare la produttività e sfruttare i vantaggi dell’economia digitale per riaccendere gli investimenti e stimolare la crescita potenziale. Sono inoltre ritenuti necessari ulteriori investimenti nell’istruzione e nella formazione per contribuire a ridurre le perdite di capitale umano e a diminuire le disuguaglianze. «Gli sforzi per migliorare la sicurezza alimentare e rafforzare le prestazioni agricole dovrebbero concentrarsi sull’aumento della produttività e sulla promozione di nuovi investimenti nel settore. Queste riforme dovrebbero essere completate dal rafforzamento dei regimi di protezione sociale esistenti e dalla lotta al cambiamento climatico attraverso una strategia più integrata che includa un sistema di tariffazione del carbonio». Gli impegni per il presidente in carica e il suo governo non mancano. 

Il nuovo presidente

Ferdinando Marcos jr ha vinto le elezioni lo scorso maggio all’età di 36 anni. Da quando una rivolta popolare aveva spodestato il padre, un altro membro della famiglia è diventato il primo inquilino di Malacañang Palace, la sede presidenziale delle Filippine. Marcos jr ha riportato una vittoria schiacciante presentandosi come un leader pronto a riconciliare il paese, con un programma di unità nazionale e la promessa di più posti di lavoro, prezzi più bassi e maggiori investimenti in agricoltura e infrastrutture. Attraverso lui, secondo alcuni, si è assistito al successo di un tentativo, protrattosi negli anni, di ristabilire l’immagine della famiglia che porta il suo nome. Marcos jr, infatti,  è figlio dell’ex dittatore del paese, Ferdinand Marcos sr, che è stato presidente dal 1965 al 1986, lasciando dietro di sé una storia drammatica fatta di omicidi, proteste, abusi, corruzione e saccheggio delle casse dello stato. Alla fine, dovette lasciare il paese, abbandonato dall’esercito e dalla polizia, che lo avevano sostenuto, e travolto da una protesta popolare che coinvolse milioni di persone. 

Dopo il ritorno dall’esilio negli anni ‘90, Marcos jr ha sfruttato la ricchezza e le conoscenze della famiglia per le proprie ambizioni politiche ed è diventato governatore di provincia, deputato, poi senatore e infine presidente, senza mai prendere nettamente le distanze dall’operato del padre. Lo dimostra anche lo slogan della sua campagna elettorale per le presidenziali, “insieme risorgeremo”, che mal cela una nostalgia del passato, quando la sua famiglia aveva il controllo del paese, e di cui non è stato dato un resoconto veritiero agli elettori. Marcos jr ha nettamente battuto la sua rivale, Leni Robdredo, avvocata per i diritti umani, anche grazie a una campagna elettorale caratterizzata dalla disinformazione. Al suo fianco, come vicepresidente, c’è Sara Duterte, la figlia del discusso presidente uscente, noto per le sue posizioni autoritarie.

Discontinuità con Duterte

A quasi un anno dal suo insediamento, si possono osservare elementi di discontinuità rispetto al suo predecessore. Marcos jr ha ridimensionato alcune politiche interne di Duterte che stavano mettendo in discussione lo stato di diritto nel paese, eliminandone gli eccessi, come, per esempio, la lotta alla droga. Se lo abbia fatto per pragmatismo o per distinguersi da chi lo aveva preceduto, è forse ancora prematuro affermarlo. 

Alcuni detrattori vedono nella sua maggiore attenzione ai diritti umani anche un modo indiretto per riabilitare il nome della sua famiglia. Tuttavia, vista l’importanza per il paese degli investimenti esteri, il diverso atteggiamento può essere spiegato dalla volontà di attrarre l’interesse della comunità internazionale. È anche cambiata la politica estera della nuova presidenza, che sembra avere una posizione di maggiore neutralità nei confronti degli Stati Uniti, con cui esiste storicamente un rapporto privilegiato, e della Cina, importante partner commerciale e con forti investimenti nel paese. 

Si tratta di un cambiamento importante nella politica estera delle Filippine rispetto alle posizioni anti-occidentali e anti-americane assunte da Duterte durante il suo mandato. A fare da sfondo al raggiungimento di un potenziale equilibrio in termini di relazioni diplomatiche c’è la questione del Mare Cinese Meridionale, su cui Pechino, di fatto, rivendica la sovranità. È un punto controverso particolarmente sensibile perché in quell’area si giocano interessi economi e geopolitici, sui quali si fronteggiano Usa e Cina e dove fa capolino anche la questione di Taiwan.

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