Per innescare una crescita più inclusiva, i paesi emergenti, in un generale contesto di aumento del costo del denaro e di contrazione del credito, sono costretti a trovare soluzioni per ampliare la diffusione e l’offerta dei servizi finanziari. In questa direzione, un ruolo decisivo potrebbe essere ricoperto dalla fintech, grazie anche agli sviluppi dirompenti permessi dall’Ai generativa. Innovazioni come l’open finance possono svolgere un’importante funzione nella circolazione dei capitali

Gli ultimi due anni sono stati molto difficili per l’economia globale. La guerra in Ucraina e i problemi di approvvigionamento post-pandemia hanno contribuito a fare esplodere l’inflazione, che sembra quasi che abbia voluto recuperare il terreno perso dopo un decennio di calma piatta. Per arginare il fenomeno, le banche centrali hanno rialzato in maniera robusta i tassi di interesse. Data la decisione con cui ha agito la Federal Reserve, non è sorprendente che il dollaro sia salito ai livelli più alti da decenni rispetto a diverse valute. Ciò che è accaduto nel recente passato ha generato una miriade di conseguenze, molte delle quali intersecate tra loro. Innanzitutto le perdite, per fortuna finora a livello mark-to-market e non di default, nei portafogli obbligazionari di diverse banche e il forte rallentamento economico hanno portato a un’imponente diminuzione del credito disponibile a livello globale. Qualche dettaglio interessante viene riportato da  Andrea Delitala, head of euro multi asset e Marco Piersimoni, senior investment manager di Pictet Asset Management: «Nell’ultimo anno e mezzo le banche hanno iniziato ad adottare una politica molto più restrittiva nell’erogazione di nuovo credito: i dati americani mostrano non solo una riduzione della crescita dei crediti anno su anno, ma anche una crescita negativa nell’ultimo trimestre, nella misura del 37,2%. Un simile trend è ben visibile anche in Europa». Il super-dollaro, dall’altra parte, ha costretto diverse nazioni emergenti a operare una politica monetaria estremamente dura, più di quella delle maggiori economie occidentali, per evitare che iniziassero svalutazioni incontrollate e fughe di capitali. Oggi si comincia a vedere un minimo di luce in fondo al tunnel e la prova di ciò è la rinnovata forza delle monete di diverse economie, dall’America Latina e al Sud-Est asiatico. In molti casi, però, la contrazione è stata dura e, soprattutto, essa ha messo definitivamente la pietra sopra i modelli economici del recente passato basati, sia sulle esportazioni, sia su una domanda interna pompata dal capitale estero. La via che si prospetta per molti paesi in via di sviluppo è innescare una crescita più inclusiva, che coinvolga nel settore formale i privati, nonché il tessuto delle microimprese, oltre alle piccole e medie. In un clima di costo del denaro elevato e di ritirata globale delle banche, però,  tutto ciò è più facile a dirsi che a farsi. 

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