Una gestione azionaria basata soprattutto sull’indipendenza di giudizio e sull’uso costante della ricerca proprietaria messa a punto negli anni. Sono queste le caratteristiche principali dell’operatività di Flossbach von Storch. A parlarne è il portfolio director equities Kubilay Yalcin.

Qual è il vostro approccio all’investimento azionario?

«Noi ci definiamo una società di asset management agnostica per quanto riguarda i benchmark. I nostri portafogli sono infatti costruiti con un approccio rigorosamente bottom up, senza alcuna discriminazione o filtri per quanto riguarda i settori di appartenenza. Inoltre, non ricorriamo all’uso di metodologie quantitative: utilizziamo la nostra ricerca proprietaria, con un team composto da 30 analisti che operano con un approccio ormai consolidato. Infatti, esaminiamo vari fattori per valutare la qualità di un’azienda che, per noi, deriva dalla forza e dalla prevedibilità della crescita dei flussi di cassa attesi. La verifica della qualità e la sua integrazione nelle valutazioni delle aziende sono la base delle nostre decisioni d’investimento. La valutazione del rapporto rischio/rendimento che ne deriva si basa su una distribuzione di probabilità risultante dalla nostra analisi proprietaria. Inoltre, concepiamo il rischio come una variabile economica, come il rischio di perdite permanenti contrapposto alle fluttuazioni di breve termine. In caso positivo, il titolo viene inserito in un gruppo di 160 azioni, che rappresenta l’universo investibile per i nostri portfolio manager. Tengo a precisare che noi siamo investitori con un orizzonte di medio e lungo periodo, quindi, né inseguiamo mode estemporanee, né eliminiamo dalle nostre scelte una società solo a causa di problemi contingenti che non impattano i fondamentali di lungo periodo. Dato il nostro approccio, per noi è vitale incontrare spesso il management delle realtà presenti in portafoglio».

 

Quali caratteristiche volete perché un gruppo entri fra le vostre scelte?

«Cerchiamo aziende che siano dotate di forti cash flow, un notevole potenziale di crescita e un’elevata visibilità dei già citati flussi di cassa. Inoltre, per noi la disciplina in termini di valutazioni è irrinunciabile: un’azione acquistata a un prezzo troppo elevato difficilmente potrà generare i rendimenti che cerchiamo. Ciò non toglie che, se un business presenta metriche non basse, ma comunque giustificate dal suo potenziale, possiamo ugualmente costruirvi una posizione: nel segmento della tecnologia è possibile individuare società con questo profilo».

Quale tipo di gruppi presenta per voi le migliori occasioni?

«Il caso della tecnologia, trainata da una crescita strutturale e driver fondamentali favorevoli, è interessante. Tuttavia, per citare un trend attuale, le prospettive dei titoli prediletti dal clamore intorno all’Ai potrebbero essere nebulose. Per certi versi, ciò ricorda quanto è successo durante la prima ondata di internet nel 1999 con l’ascesa di nomi privi di profitti (e in molti casi anche di fatturati rilevanti), poi spariti velocemente. Al giorno d’oggi è ancora troppo presto per avere un’idea precisa di quali saranno le Amazon o le Alphabet dell’Ai. Al contempo, però, nell’alveo dell’It si trovano oggi gruppi di software e di servizi informatici con una posizione competitiva molto elevata e margini notevoli caratterizzati da forte visibilità, in quanto alcune di queste aziende si stanno spostando verso un modello incentrato sull’abbonamento». 

 

Dall’altra parte, vedete opportunità nel settore manifatturiero?

«Sì, in particolar modo ci posizioniamo su quei gruppi che hanno sviluppato beni, servizi e tecnologie praticamente irrinunciabili per i clienti. Ciò conferisce loro un vantaggio competitivo che permette di superare meglio di altri le fasi di contrazione, che, di conseguenza, possono essere anche l’occasione per aumentare le nostre posizioni a valutazioni più contenute. Ci tengo a precisare, infatti, che noi evitiamo di fare market timing, perché è praticamente impossibile prevedere il futuro. Nessuno, ad esempio, nel 2019 avrebbe immaginato che di lì a poco saremmo andati incontro a una pandemia disastrosa. Perciò, investire con il nostro stile costituisce anche un pilastro per la nostra gestione del rischio».

Possiamo approfondire quest’ultimo aspetto?

«Pensiamo, ad esempio, allo scoppio dell’inflazione nell’ultimo biennio: quando è diventato chiaro che cosa stava succedendo, sempre più investitori e analisti hanno cominciato a concentrarsi su quelle società dotate di un forte potere di imporre i propri prezzi. Noi riteniamo, però, che, selezionando le aziende con i criteri esposti in precedenza, andiamo a scegliere titoli che sono in grado di superare con successo ogni scenario di mercato a lungo termine, persino quelli che ancora non prevediamo». 

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