a cura di Mark William Lowe

La recente dichiarazione di un importante analista e commentatore di mercato, che ha affermato che «l’economia vietnamita va alla grande», ha dato vita a una vivace discussione, che ha portato il dibattito a un nuovo livello di confronto. Infatti, se la considerazione può essere discutibile, i risultati della crescita non lo sono di certo: il prodotto interno lordo del Vietnam è aumentato del 5,1% nel 2023 e le previsioni indicano che nel 2024 il tasso di crescita sarà ancora più elevato, fino al 6,5%.

Per mettere le cose in prospettiva, secondo l’Ufficio generale di statistica, nei primi due mesi del 2024 le esportazioni verso gli Stati Uniti, il più grande mercato del Vietnam, sono state di 17,4 miliardi di dollari, con un aumento del 33,7% rispetto all’anno precedente.

Di fatto, il Vietnam è una delle economie in più forte crescita del Sud-Est asiatico e, dal momento che le aziende globali cercano di diversificare le catene di approvvigionamento attuando la strategia “China plus one”, ha la possibilità di trarre notevoli vantaggi dal diventare una nazione “plus one” per le imprese europee e americane.

L’ampia base manifatturiera del Vietnam, le capacità industriali diversificate, i bassi costi di produzione e, soprattutto, la vicinanza geografica alla Cina, sono tutti fattori che hanno favorito la sua performance economica e aumentato la rilevanza geopolitica del paese.

Ma i pericoli non mancano: le esportazioni rappresentano circa il 92% dell’economia vietnamita, rendendolo uno dei paesi più dipendenti dal commercio al mondo; la situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che gli investimenti diretti esteri restano fondamentali per lo sviluppo economico. Sebbene il Vietnam presenti numerosi vantaggi per coloro che desiderano diversificare le proprie catene di fornitura, l’attrattiva del paese come destinazione primaria per gli investimenti esteri non è scontata.

continua a leggere