a cura di Pinuccia Parini

«L’economia circolare è un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e dei prodotti esistenti il più a lungo possibile. In questo modo si estende il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo (…) I principi dell’economia circolare contrastano con il tradizionale modello economico lineare, fondato, invece, sul tipico schema “estrarre, produrre, utilizzare e gettare”». Quanto riportato è la definizione di energia circolare così come è stata articolata dal Parlamento europeo. Fondi&Sicav ha discusso del tema con Giancarlo Fonseca, country head di Lombard Odier Investment Managers Italia.

Perché è importante l’economia circolare?

«La natura è l’asset più produttivo dell’economia globale e il modello economico lineare attuale sta pericolosamente esaurendo questa risorsa, malgrado la sua capacità rigenerativa. Le politiche, la tecnologia e l’innovazione stanno spingendo questo modello verso una nuova economia circolare in grado di trarre profitto dalle potenzialità della natura, ma, contestualmente, preservandola. Con la strategia “Circular economy” vogliamo offrire agli investitori l’opportunità di trarre beneficio dal potenziale di crescita delle società che sfruttano le caratteristiche produttive e rigenerative della natura attraverso la bioeconomia circolare, nonché dall’esigenza di preservare il capitale naturale passando a un modello industriale più snello». 

Qual è l’obiettivo della strategia “Circular economy”?

«Rafforzare continuamente l’esposizione alle società leader che beneficiano delle opportunità di crescita nell’ambito della bioeconomia, dell’efficientamento e dell’orientamento ai risultati e nell’azzeramento dei rifiuti. Le prospettive di queste aree sono favorevoli, grazie al sostegno fornito dalle iniziative dei governi, all’impatto finanziario positivo della circolarità per le imprese e alla crescente domanda di prodotti sostenibili da parte dei consumatori. Inoltre, la strategia mira a individuare le aziende con caratteristiche di alta qualità ed è quindi potenzialmente in grado di generare performance finanziarie robuste in tutte le fasi del ciclo».

Che cosa intende per bioeconomia e che cosa significa investirvi?

«Assistiamo a uno spostamento significativo verso i materiali di origine biologica in diversi settori tra i quali gli imballaggi, i biocarburanti e le costruzioni. Queste soluzioni sono già consolidate e hanno raggiunto i mercati di massa, ma continuano a emergere novità legate al miglioramento della performance ambientale e tecnica, ad esempio nell’ambito dei rivestimenti degli imballaggi a base biologica e biodegradabili, dei carburanti prodotti a partire da rifiuti e residui e delle tecniche e dei materiali di costruzione innovativi. Esiste tutta una serie di sviluppi tecnologici interessanti allineati a questo tema che dovrebbero raggiungere la maturità nei prossimi 3-10 anni. Ad esempio, le bioraffinerie che convertono la biomassa in una gamma di prodotti a valore aggiunto, tra cui quelli biochimici e i biomateriali, applicano diverse tecnologie di conversione, fra le quali la fermentazione e i processi enzimatici e termochimici, per massimizzare l’utilizzo delle risorse e, al contempo, ridurre al minimo i rifiuti. Esse hanno il potenziale di svolgere un ruolo significativo nella bioeconomia circolare, consentendo di realizzare molteplici prodotti da varie fonti di biomassa. Grazie ai progressi tecnologici e alle economie di scala, le bioraffinerie possono diventare economicamente realizzabili e raggiungere i mercati di massa».

Il problema degli sprechi e dei rifiuti dell’industria alimentare in un mondo che, nel 2100, potrebbe avere 10 miliardi di abitanti è cogente. Quali sono le prospettive?

«Siamo ottimisti anche sulle prospettive delle tecnologie che permettono ai sistemi alimentari di ridurre al minimo i rifiuti e creare processi più sostenibili ed efficienti. Nell’ambito di questa transizione vengono attuate iniziative mirate a ridurre gli sprechi e gli scarti alimentari e adottare pratiche agricole rigenerative. Le preferenze dei consumatori si stanno orientando a favore delle scelte alimentari etiche e sostenibili. Se questo trend proseguisse, i sistemi alimentari circolari avrebbero il potenziale di diffondersi alle masse».

Rimane, però, la questione delle risorse a disposizione. Com’è possibile il loro efficientamento?

«Abbiamo già assistito a un forte aumento delle soluzioni di digitalizzazione e analisi da parte delle imprese. Questo segmento è essenziale per promuovere l’efficienza delle risorse e consentire la transizione a un’economia circolare. Tramite le analisi basate sui dati, le aziende possono identificare le aree di spreco e inefficienza e prendere quindi decisioni informate per ottimizzare i processi e ridurre il consumo di risorse. A loro volta, le tecnologie digitali possono potenziare la trasparenza della catena di fornitura, agevolare i principi della progettazione circolare, favorire la gestione del ciclo di vita del prodotto e l’ottimizzazione del riciclo e promuovere la durevolezza, la riparabilità e il recupero dei materiali. Tra i vari settori esposti a questo tema ci aspettiamo che si verifichi un notevole spostamento del pool di profitti delle società dei materiali e di analisi, con l’effetto di contribuire alla redditività dei fornitori di soluzioni e dell’azienda che li usa. Le soluzioni che nei prossimi anni dovrebbero approdare sui mercati di massa sono i gemelli digitali, che aiutano le imprese a simulare situazioni e risultati reali, e i passaporti dei prodotti digitali, che servono a raccogliere e condividere informazioni sul prodotto durante il suo ciclo di vita».

Tutto ciò significa avere un business model orientato ai risultati che permetta la durata dei prodotti nel tempo…

«I modelli orientati ai risultati sono particolarmente validi per i prodotti e i beni durevoli; sembra che questi ultimi siano utilizzati, ad esempio, sempre più nel segmento della locazione di macchinari per le costruzioni, dello stoccaggio e della robotica. Se un’azienda realizza prodotti capaci di resistere alla prova del tempo, dovrebbe potenzialmente registrare un incremento degli utili, generando maggiore reddito su un numero inferiore di beni. Questo tema è caratterizzato da un vivace ecosistema di soluzioni in fase di sviluppo tra le aziende specializzate in affitto e riparazione di prodotti elettronici, imballaggi riutilizzabili e servizi di ricarica di beni di prima necessità per la cura della casa e della persona».

Continua l’impegno nella riduzione dei rifiuti?

«L’Europa sta facendo grandi sforzi per rafforzare la sua industria del riciclo. La tecnologia di classificazione impiegata nelle strutture di recupero materiali sta acquistando slancio, migliorando la qualità delle suddivisioni e incrementando i tassi di riciclo. Vediamo un’opportunità crescente in quest’area che apre le porte a nuovi modelli operativi, dall’integrazione verticale verso il basso da parte delle imprese di gestione rifiuti fino all’integrazione verticale verso l’alto da parte dei consumatori di risorse».

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