A lungo molte delle innovazioni più importanti provenienti dal mondo della fintech sono state ritenute, a torto, una questione che riguardava soprattutto il settore dei pagamenti. Al contrario, sono sempre di più le soluzioni che stanno trovando un terreno molto fertile nell’ambito del neo-lending, ossia i prestiti la cui approvazione, erogazione e gestione avvengono in maniera completamente digitale. Il processo di disruption, però, si sta ora allargando ad ambiti della finanza finora neppure lambiti. Questa transizione viene racchiusa nella definizione di “open finance”, che rappresenta un passaggio ulteriore rispetto a ciò che era conosciuto come “open banking”. Con quest’ultimo termine si intende un paradigma in cui, previo consenso del cliente, le banche devono condividere i dati dei conti correnti in loro possesso.
In tale segmento la crescita è stata tutto sommato moderata, nonostante le potenzialità di sviluppare una serie di applicativi molto avanzati grazie all’utilizzo dei big data. Allo stato attuale si sta però entrando in una nuova fase, nella quale, appunto, si parlerà di open finance, perché la stessa logica comincerà a essere applicata a diversi segmenti dei servizi finanziari. Fra questi rientra anche la consulenza evoluta, le cui caratteristiche sono destinate a cambiare in maniera radicale grazie alle innovazioni tecnologiche. Non sorprende, dunque, che l’Associazione Italiana Private Banking (Aipb) e Pwc abbiano di recente promosso un convegno dal titolo “Open finance: nuove opportunità per la consulenza evoluta”.
UNA SVOLTA NEL 2025
I temi affrontati sono di particolare attualità per il fatto che il 2025 porterà con sé una svolta ben sintetizzata da Mauro Panebianco, partner di Pwc Italia, asset & wealth management advisory Emea leader, e Andrea Ragaini, presidente di Aipb: «Finora abbiamo assistito a due fasi distinte sulla condivisione dei dati nel settore finanziario. sino al 2017 non era previsto alcun obbligo di accessibilità ai dati dei clienti. Le istituzioni finanziarie (If) ne avevano il controllo e la responsabilità, dal momento che potevano essere condivisi solo tramite accordi bilaterali con terze parti accuratamente selezionate. Dal 2018, con l’inizio dell’open banking, è stato introdotto un obbligo di accesso regolamentato ai dati sui pagamenti.
Con l’introduzione della Psd2 (Payment service directive) veniva conferito al cliente il controllo sui propri numeri finanziari di conto. A seguito del consenso dato dal cliente, le istituzioni finanziarie erano tenute a fornire alle terze parti l’accesso ai dati dei pagamenti (esposti gratuitamente dalle If). A partire dal 2025, quando è attesa la versione finale del Regolamento europeo Fida (Financial data access), che prevede l’accesso regolamentato per tutti i servizi finanziari, entreremo nell’era dell’open finance. Attualmente, la bozza di quadro normativo estende e regola la condivisione di dati finanziari oltre i pagamenti. Previo consenso del cliente, infatti, le istituzioni finanziarie sono tenute a fornire alle terze parti autorizzate, cioè ai cosiddetti fornitori di servizi di informazioni finanziarie (Fisp), l’accesso ai dati di credito e debito, su investimenti, assicurazioni, pensioni e criptovalute. Le informazioni verranno poi condivise tramite schemi centralizzati e le istituzioni finanziarie avranno diritto a essere remunerate».

