a cura di Kelony
Comprare o vendere? Domanda difficile, come tante altre delle 35 mila decisioni che prendiamo mediamente ogni giorno. Ogni persona, quando fa una scelta, va in una precisa direzione: “verso qualcosa” che si trova nel futuro. Certamente, la risposta peggiore sarebbe la non scelta, che è comunque una decisione: rinunciare al libero arbitrio, con conseguenze potenzialmente rilevanti sulla vita personale e professionale. Ma qual è il modo per prendere la migliore risoluzione possibile?
Quando decidiamo, andiamo verso qualcosa, attratti dal nuovo, da obiettivi da raggiungere; è un’attitudine radicata nell’essere umano che non può quindi prescindere dalla previsione del futuro, perché la scelta può comportare rischi e sfide, richiede talvolta coraggio, determinazione e volontà di affrontare difficoltà, ma anche metodi che gli strumenti dotati di potenza computazionale possono rafforzare con successo.
Max Planck ricorda che una nuova verità scientifica non trionfa perché convince i suoi oppositori, ma piuttosto perché i suoi oppositori alla fine muoiono e vengono sostituiti da una nuova generazione cui i nuovi concetti sono naturalmente familiari. Oggi, però, la velocità del progresso scientifico e tecnico è tale da non lasciare, né spazio, né tanto meno tempo a un’intera generazione di essere sostituita da un’altra, poiché l’adozione di nuovi strumenti è continua.
In Italia, per il bene del Paese e del suo indotto, ancora troppo pochi sono i dirigenti che hanno coscienza del fatto che il famoso “Test di Turing” è stato superato. Alan Turing aveva previsto nel 1950 che entro il 2000 le macchine sarebbero state in grado, attraverso una conversazione via chat, di fare credere a un umano di comunicare con un altro umano, quando in realtà stava parlando con un computer. Attualmente, le capacità dell’intelligenza artificiale (Ai) confermano le previsioni di Turing: la potenza computazionale, abbinata a ingenti quantità di dati e programmati secondo opportuni algoritmi, produce risultati a dir poco spettacolari e particolarmente utili.
L’Ai è una realtà efficace a patto di integrarla nella propria produzione di valore, senza perdersi in diatribe banali su presunti rischi secondo i quali questa tecnologia potrebbe rimpiazzare l’uomo. È ovvio che il progresso permette di sgravare di alcuni compiti le persone, per dare la facoltà a loro di dedicarsi ad altro con più alto valore aggiunto. È successo nel passato: la macchina a vapore ha sostituito lavori faticosi e pericolosi, la calcolatrice ha permesso alle funzioni contabili e alla finanza di sprecare meno tempo in calcoli a mano fastidiosi e ripetitivi, per concentrarsi maggiormente su strategie di efficientamento. La stessa cosa vale per l’Ai, in merito alla quale il tema essenziale non è “come regolamentarla” o “come contenerne i rischi”, bensì capire come possa essere utile agli esseri umani, ai loro obiettivi di vita e alle loro imprese.

