a cura di Pinuccia Parini

L’innovazione tecnologica e digitale è una presenza costante all’interno della nostra quotidianità e ha inevitabilmente investito anche l’ambito della gestione finanziaria. Fondi&Sicav ha incontrato Matteo Cianfoni, country head Italy di Man Group e Giuliana Bordigoni, director of specialist strategies di Man Ahl. Man Group è la società di gestione e Man Ahl il team di ricercatori, sviluppatori e trader di strategie di investimento sistematico. A loro sono state chieste delucidazioni sull’investimento sistematico, sul ruolo che la tecnologia sta avendo all’interno di questa strategia e, più in generale, sull’importanza del fattore umano al suo interno.

Come caratterizza la gamma di soluzioni d’investimento di Man Group?

Matteo Cianfoni: «La gamma di soluzioni di investimento che Man Group offre in Italia si caratterizza per una componente prevalentemente attiva e una specializzazione nel mondo degli alternativi liquidi: si tratta, oggi, di un elemento fortemente complementare a quanto viene distribuito in Italia. Offriamo non solo prodotti long-only molto attivi e dinamici, ma anche soluzioni nel credito, sia investment grade, sia high yield, destinate all’allocazione non core del portafoglio».  

Qual è, secondo voi, il futuro dell’investimento quantitativo?

Matteo Cianfoni: «L’investimento quantitativo, o sistematico, è semplicemente una strategia che utilizza algoritmi codificati lungo l’intero processo di investimento: si va dalla depurazione e l’inserimento dei dati all’identificazione dei segnali, dalla decisione di quali operazioni saranno redditizie al loro dimensionamento, fino all’esecuzione degli ordini. Per avere successo queste strategie devono essere utilizzate su mercati liquidi, in modo da potersi muovere agilmente fra le diverse allocazioni e campi: sono cioè necessari molte opportunità e molti dati, indispensabili per costruire un algoritmo e trovare segnali di investimento. Tipicamente, il terreno degli investitori sistematici è stato quello dei mercati azionari. Oggi, segmenti come il credito stanno diventando interessanti».

Quali sono i vantaggi di un investimento sistematico?

Giuliana Bordigoni: «Le strategie sistematiche hanno una serie di vantaggi specifici, il primo è una diversificazione continua, sette giorni su sette, su un insieme di mercati il più largo possibile. Il secondo beneficio è la neutralizzazione delle emozioni umane e dei pregiudizi cognitivi dal processo decisionale, che permette alle strategie sistematiche di prendere posizioni ben diverse rispetto a quelle della maggior parte degli operatori. Il terzo elemento è l’efficienza: questo tipo di strategie ha infatti nel proprio Dna la ricerca degli strumenti più efficienti e più liquidi in modo da potere gestire agilmente le posizioni minimizzando i costi di transazione. Per questi motivi, le strategie sistematiche sono “per tutte le stagioni” essendo complementari alle asset class tradizionali. Alcune di queste, come il trend following, hanno proprietà difensive e hanno dimostrato di fare meglio quando i mercati sono ai minimi, offrendo quello che è stato chiamato il “crisis alpha”, cioè l’extra-rendimento in tempi di crisi». 

Aiuta ad anticipare alcune tendenze del mercato?

Giuliana Bordigoni: «Come abbiamo detto, una parte degli investimenti sistematici è rappresentata da quelle che vengono chiamate strategie di “trend following”, che cercano di trarre profitto da mercati che presentano tendenze di prezzo che vanno in una determinata direzione. Ciò può accadere, per esempio, in occasione di cambiamenti di regime macroeconomico, come il passaggio a un trend inflazionistico e a un contesto di tassi in aumento: all’inizio c’è una reazione scarsa (i mercati hanno bisogno di tempo per assimilare i cambiamenti e le sue implicazioni più ampie), poi si assiste a un comportamento di tipo tendenziale man mano che le piazze finanziarie riflettono appieno la notizia. Un altro motivo è che le decisioni di investimento sono prese da esseri umani, che sono emotivi, soggetti a pregiudizi comportamentali. Se i prezzi mostrano una tendenza al rialzo, le strategie di trend-following andranno “lunghe”; se i corsi sono orientati al ribasso, andranno “corte”. La meccanica è un po’ più complicata e il successo di questa strategia dipende da fattori quali lo spettro dei mercati, il dimensionamento delle posizioni e il controllo del rischio».

Che cosa caratterizza il trend following?

«Il trend-following ha rendimenti di lungo periodo paragonabili a quelli delle azioni, una correlazione di lungo periodo pari a zero con gli asset tradizionali e una forte performance storicamente osservata nei periodi di crisi. Come le strategie sistematiche in senso più ampio, offre diversificazione, efficienza e liquidità oltre al già menzionato “crisis alpha”. L’integrazione di strategie trend-following in un portafoglio long-only può quindi fornire importanti proprietà di copertura dei rischi, consentendo agli investitori di partecipare al rialzo dei mercati con le loro allocazioni long-only, oltre che con le loro allocazioni di trend, che aiutano a proteggersi dal ribasso in caso di crisi.  La detenzione di azioni e trend, ad esempio, offre rendimenti corretti per il rischio rispetto alla presenza di sole azioni in portafoglio o di altri asset tradizionali: infatti, una caratteristica delle strategie trend following consiste nello scalare per la volatilità e quindi tenere un profilo di rischio entro determinati parametri. Gli approcci quantitativi, infine, si possono applicare anche al credito e possono integrare gli approcci discrezionali, offrendo una diversificazione attraverso segnali informati dai modelli e una costruzione ed esecuzione efficiente del portafoglio, che in ultima analisi porta a una diversificazione di stile per i clienti».

Il ruolo della tecnologia sarà determinante nel decidere chi saranno i player quant vincenti sul mercato?

Giuliana Bordigoni: «La ricerca gioca un ruolo chiave per avere un vantaggio competitivo nei confronti degli altri investitori quant: per questa ragione abbiamo un team di ingegneri e di matematici, ma anche di persone con formazioni molto diverse. In questo contesto si inserisce poi il tema della proprietà intellettuale degli algoritmi, per cui un eccessivo turnover di questi team rappresenta una minaccia».

Quanto gioca il fattore umano all’interno della vostra crescita? 

Giuliana Bordigoni: «è cruciale. Gli esseri umani costruiscono gli algoritmi e testano le ipotesi ma, una volta costruito, il sistema è progettato per funzionare autonomamente, operando secondo le regole programmate. L’idea diffusa che l’investimento sistematico sia una “scatola nera” è quindi scorretta: il sistema obbedisce in tutto e per tutto all’algoritmo che è stato scritto, quindi è incredibilmente trasparente».

leggi il numero 165