a cura di Mark William Lowe

A metà giugno di quest’anno, durante la presentazione del recente censimento della popolazione, il presidente Yoweri Museveni ha dichiarato che l’Uganda è passata da paese a basso reddito a uno a medio reddito.

Il dibattito sulla progressione dell’economia dell’Uganda era iniziato nel 2022, quando, durante il discorso sullo stato della nazione al parlamento, il presidente asserì che, nonostante una serie di crisi negli ultimi tre anni, i dati ufficiali dell’Uganda Bureau of Statistics indicavano che l’economia della nazione era cresciuta al punto da raggiungere lo status di paese a medio reddito.

Qualche giorno dopo, però, la Banca Mondiale annunciò che l’Uganda era ancora un paese a basso reddito. Il rapporto dell’istituzione internazionale rilevava che, sebbene il prodotto interno lordo reale fosse cresciuto del 4,3% nella prima metà del 2022, ciò non era sufficiente a fare entrare la nazione nella fascia media. L’ottantenne presidente, al potere dal 1986, non fu convinto di tale giudizio, ma decise di temporeggiare. In ogni caso, sebbene la sua opinione sul nuovo status del Paese fosse discutibile, l’economia ugandese, nonostante il considerevole debito pubblico, si sta dimostrando straordinariamente resiliente.

Il ritorno della crescita

Secondo il ministro delle finanze ugandese Matia Kasaija, l’economia nazionale si è «completamente ripresa dai vari shock esterni e interni che hanno influito sulla performance negli ultimi quattro anni». In effetti, il più grande produttore di caffè dell’Africa ha ottenuto risultati migliori di molti altri stati dopo la pandemia di Covid-19 e, a quanto dice il governo, l’economia dovrebbe crescere tra il 6,4% e il 7% nell’anno fiscale 2024/25. L’ottimismo questa volta è supportato dalla Banca Mondiale che, nelle sue “Prospettive economiche globali”, prevede che con una crescita del Pil al 6,0% nel 2024, l’economia ugandese sarà la seconda per velocità di sviluppo nella comunità dell’Africa Orientale.

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