I primi sei mesi dell’anno, soprattutto sul mercato azionario Usa, sono stati caratterizzati da una consistente performance al rialzo dei titoli tecnologici, in particolare quelli legati all’intelligenza artificiale. Infatti, dalle grandi capitalizzazioni dell’economia digitale nel suo complesso si è passati a uno stile prettamente tematico che attraversa una specifica filiera produttiva.  Il consenso è così diffuso che è lecito interrogarsi se vi siano i rischi che si trasformi tutto in una mera speculazione, ma gli utili del settore It sono stati consistenti per la rapida diffusione dell’intelligenza artificiale (Ai) che ha visto una massiccia spesa in conto capitale da parte degli “hyperscaler” globali e per la sempre maggiore richiesta di semiconduttori. Inoltre, il boom dell’intelligenza artificiale sta coinvolgendo un insieme di fornitori (non solo americani), che stanno raccogliendo grande consenso per la loro capacità innovativa, tecnologica e di leadership. Di questo insieme di titoli, però, sarà indispensabile monitorare le valutazioni

La prima metà del 2024 ha visto, sul mercato equity statunitense, apparentemente una continuazione del trend sull’hi tech più accentuata rispetto a quanto è avvenuto l’anno scorso. Infatti, il primo semestre del 2024 è stato caratterizzato da una concentrazione di capitali sulla tecnologia ancora più imponente rispetto al già robustissimo bull market del 2023. Detto ciò, però, alcune differenze stanno emergendo. Un anno fa a dominare erano le performance dei “magnifici sette”, mentre allo stato attuale essenzialmente l’andamento delle azioni americane viene trainato non più dalle mega-cap dell’It, bensì da uno specifico segmento di questo complesso: l’intelligenza artificiale. È un trend che si sta configurando come la classica fase di entusiasmo da parte degli investitori per una tecnologia potenzialmente rivoluzionaria, con il rischio, però, che assuma i contorni di una bolla speculativa, se non di un’autentica mania.

Molti punti interrogativi

Si tratta di un movimento tante volte visto in America: per certi versi sicuramente ciò costituisce una testimonianza della vitalità economica degli Usa e del sistema capitalista globale in genere, dall’altra parte, però ci si trova di fronte a non pochi punti interrogativi e a potenziali rischi.

L’elemento fondamentale è che la concentrazione dei rendimenti ha subito un’ulteriore intensificazione, la cui portata è riassunta da Rahul Bhushan, managing director, global head of index di Ark Invest Europe: «Il bull market recente è stato indubbiamente limitato in termini di ampiezza. Le sei maggiori aziende tecnologiche dell’S&P 500 hanno visto aumentare la loro capitalizzazione per un totale di 3,8 trilioni di dollari nel 2024. Il dato equivalente per le rimanenti 494 si è invece fermato a 1,8 trilioni. Sebbene l’indice abbia mostrato una crescita del 12% da inizio anno, solo il 30% dei suoi componenti ha messo a segno delle sovraperformance. Si tratta di una percentuale molto bassa rispetto al valore mediano storico del 49%. Quest’ultima cifra potrebbe essere utilizzata come indicatore di un mercato sano e normale e ciò permette di comprendere quanto ristretto sia questo bull market». 

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