Gli Stati Uniti, sia dal punto di vista economico, sia da quello dei mercati finanziari, sono storicamente al centro dell’attenzione degli investitori. Tuttavia, nell’ultimo periodo diversi interrogativi sono emersi su quanto questo protagonismo possa ancora continuare. In tale contesto, è opportuno analizzare all’interno del Vecchio continente quali siano le alternative alla borsa americana che non sono ancora sotto la lente degli operatori di mercato. Nonostante la crescita europea rimanga modesta e l’aumento della produttività sia un obiettivo difficile da raggiungere, esiste un terreno fertile nel quale operano diverse imprese che hanno sviluppato elevate competenze riconosciute a livello globale.
Ciò vale soprattutto in ambito manifatturiero, con alcune aziende europee che hanno acquisito un forte vantaggio tecnologico e ricoprono un ruolo determinante all’interno delle catene di fornitura.La presenza di queste eccellenze non deve però distogliere l’Europa dall’importanza di creare un modello di crescita che le appartenga, promuovendo ed espandendo il maggiore successo continentale degli ultimi 80 anni, ossia il mercato unico. Non può però mancare una politica industriale pubblica innovativa che permetta una crescita della redditività di tutto il tessuto industriale e non solo di qualche leader o di poche nicchie di attività
Dopo un’estate volatile e difficile, in cui l’economia americana ha mostrato improvvisi segnali di rallentamento e si sono cominciate a vedere le prime crepe nel trend di crescita, apparentemente senza fine, dei giganti tecnologici Usa, vale la pena mettere sotto la lente l’economia europea e i suoi mercati equity.
In particolare, è interessante evidenziare i punti di forza comparati dell’apparato produttivo del Vecchio continente andando ad analizzare ambiti che spesso sfuggono ai radar dei mass-media. In un momento in cui la centralità degli Stati Uniti non è più totale e gli investitori si guardano intorno alla ricerca di temi per diversificare i portafogli, l’obiettivo diventa offrire un quadro il più possibile lontano dagli stereotipi di uno dei tre grandi blocchi economici del mondo. La congiuntura, che si inserisce in una fase storica indubbiamente turbolenta, appare infatti particolarmente interessante per testare la capacità di modernizzazione e la competitività di una serie di realtà fra loro variegate, ma che presentano anche diversi tratti in comune. Uno di questi, purtroppo, è negativo ed è una crescita modesta ormai da troppo tempo con una dipendenza molto marcata dall’andamento della domanda globale più che da driver endogeni.
UN ENIGMA
Va detto che, per certi versi, le debolezze dell’Europa contemporanea rappresentano un enigma. Infatti, alcune caratteristiche sociali e istituzionali costruite nel corso di secoli su questa sponda dell’Atlantico costituiscono un patrimonio senza eguali in giro per il pianeta, come ben ricorda Pablo Duarte, senior research analyst del Flossbach von Storch Research Institute: «Le economie europee sono ben posizionate a livello globale e ricche di capitale fisico e umano di alta qualità grazie agli elevati livelli di istruzione. Beneficiano di uno stato di diritto affidabile, di processi democratici e di bassi livelli di corruzione».

