L’insurtech è ancora abbastanza indietro in Italia, anche se qualche broker digitale sta lavorando in maniera molto interessante. In questo campo è da scoprire l’esperienza di Neosurance. A parlarne è Pietro Menghi, ceo e cofounder della società.
Potrebbe fare una breve storia di Neosurance con le principali tappe di sviluppo del gruppo?
«Neosurance è una Pmi innovativa che opera come broker omnicanale che abilita aziende partner (brand non assicurativi e altri intermediari assicurativi) alla distribuzione di polizze e servizi di protezione e assistenza nell’Unione Europea, nel Regno Unito e nel Nord America. È nata nel 2016 con l’intento di colmare il cosiddetto “protection gap”, cioè il problema della distanza tra domanda e offerta nel settore assicurativo, dovuto allo scarso rapporto fiduciario tra clienti e compagnie e viceversa. Alla base della value proposition di Neosurance c’è l’idea di creare strumenti digitali con l’obiettivo di reinterpretare il rapporto tra assicurazione e assicurato in un’ottica che metta al centro le esigenze del cliente più che le caratteristiche del prodotto. In aggiunta alla folta schiera di business angel che hanno dato propulsione all’azienda fin dalla prima ora, nel 2020 la compagine sociale ha visto l’ingresso di investitori istituzionali. Nel 2022 l’azienda è entrata a fare parte del Gruppo Mag, da oltre 40 anni broker assicurativo di riferimento per le aziende italiane che operano nel mercato nazionale e internazionale, che ha acquisito il 50,06% del capitale».
Quali sono i capisaldi del vostro modello di business?
«Operiamo con un modello b2b2c, abilitando terze parti alla distribuzione di servizi di protezione e assistenza destinati a consumatori finali, aziende e dipendenti, presidiando tutti i processi di preventivazione, vendita e post-vendita, ivi inclusa la denuncia di un sinistro. La nostra “Open insurance platform as a service” coniuga intelligenza artificiale, scienze comportamentali, tecnica e compliance assicurativa, e user experience design, per favorire un’integrazione sempre più efficace con i contesti digitali e fisici in cui oggi viviamo. Oltre a consentire la sottoscrizione di polizze in self-service, ci permette di abilitare alla distribuzione anche reti di distribuzione fisica (banche, broker, associazioni, federazioni, consorzi), che rivestono ancora un’importanza fondamentale sul mercato, specie nel caso di rischi complessi o qualora il rapporto di fiducia sul territorio giochi un ruolo fondamentale. Grazie alla nostra piattaforma, che fa da ponte tra utenti finali, brand, intermediari e compagnie assicurative, riusciamo ad automatizzare l’intero processo di rendicontazione e remunerazione degli attori coinvolti, con vantaggi per tutti in termini di trasparenza, semplicità ed esperienza utente».
Come considerate l’attuale panorama dell’insurtech? Quali sono le aree più promettenti di sviluppo in questo settore?
«Nonostante le buzzword che spopolano ogni anno, il settore è ancora alla ricerca di un modello di business vincente e le gravi difficoltà che stanno affrontando alcuni player insurtech anche a livello internazionale ne sono la prova. Alcune tecnologie, come per esempio la blockchain, che avrebbero dovuto rivoluzionare positivamente il settore, si sono poi rivelate molto meno utili e promettenti. Al di là delle parole, quindi, ciò che alla fine davvero conta è la concreta capacità di execution dei progetti innovativi che si annunciano, che, a sua volta, passa da una profonda conoscenza del mercato e delle sue regole e da un approccio distributivo omnicanale. La connected insurance, grazie alla crescente quantità di dati prodotta da sensori e dispositivi connessi in ogni ambito delle nostre vite, sta aprendo opportunità interessanti e nuove nicchie. I dati ottenuti in tempo reale permettono di assicurare rischi che prima non potevano essere coperti e soluzioni come la nostra permettono addirittura di automatizzare l’erogazione degli indennizzi in presenza di determinate condizioni».
Potrebbe spiegare come funziona il paradigma dell’open insurance?
«L’open insurance permette in sostanza di favorire l’integrazione tra diversi ecosistemi (app, piattaforme per dipendenti, community, etc.) nel rispetto di tutti i requisiti di privacy e compliance con vantaggi per tutti. Grazie a soluzioni di embedded insurance, le assicurazioni possono ampliare i propri canali distributivi attraverso touchpoint che intercettano l’utente finale (sia esso un privato, un’azienda, un dipendente) nei contesti in cui si percepisce in modo più netto l’effettivo bisogno di protezione. I clienti possono sottoscrivere prodotti assicurativi meglio profilati con processi più fluidi, trasparenti e attenti alla user experience, anche in fase di sinistro. Brand e intermediari fisici, che integrano i sistemi assicurativi grazie all’open insurance, arricchiscono l’offerta ai propri utenti e ottengono ricavi commisurati al proprio contributo alla catena distributiva. A livello tecnico, si tratta di automatizzare e snellire una serie di processi che impattano negativamente sul protection gap. La rilevazione dei sinistri, nel caso di alcune polizze basate su Iot, avviene in automatico grazie a sensori, così come, sempre in automatico, può avvenire il pagamento dell’indennizzo all’assicurato da parte della compagnia».

