a cura di Mark William Lowe
In termini di rischio politico, per tutto il 2024, il Perù ha lottato con livelli di incertezza pericolosamente elevati. Nonostante ciò, l’economia del Paese sta registrando performance superiori alla media regionale.
Secondo un recente sondaggio, la presidente della nazione andina, Dina Boluarte, accusata di avere violato le leggi peruviane omettendo di rivelare una serie di beni acquisiti dopo il suo insediamento, ha un indice di gradimento inferiore al 10%.Le accuse della magistratura e i tentativi di perseguire Boluarte sono solo una parte di un problema più grande: la percezione popolare del governo peruviano è caratterizzata dal timore che i legislatori stiano lavorando per espandere e rafforzare il proprio potere a spese delle altre istituzioni, che non sono mai state un modello di perfezione, ma hanno comunque accompagnato il Paese nei 20 anni più prosperi e democratici della sua storia.
I sondaggi indicano che la maggioranza della popolazione non è favorevole alla revisione dei poteri, ma, nonostante il fatto che oltre l’80% dei peruviani dichiari di disapprovare il Congresso, i parlamentari stanno portando avanti le riforme.
Disciplina macroeconomica
I risultati economici del Perù negli ultimi decenni testimoniano il valore della disciplina macroeconomica e dell’apertura commerciale. Dopo le riforme strutturali dei primi anni ‘90, i governi che si sono succeduti hanno attuato politiche che hanno favorito la stabilità e la crescita. Il fulcro di questa trasformazione è stato l’impegno per una sana gestione fiscale, che ha mantenuto l’inflazione e il rapporto debito pubblico/Pil tra i più bassi della regione. Una serie diversificata e ambiziosa di accordi di libero scambio è stata uno dei principali fattori di integrazione del Perù nell’economia globale. Queste politiche hanno aiutato la nazione andina a mantenere un tasso di crescita medio del prodotto interno lordo di circa il 4% dall’inizio del secolo, sottraendo milioni di persone dalla povertà e consolidando il Paese come una delle economie più dinamiche dell’America Latina. Tuttavia, la crescita economica del Perù non è stata esente da una serie di sfide: in particolare l’instabilità politica e gli shock esterni hanno messo a dura prova la resistenza del Paese. Nonostante ciò, e considerando anche il rallentamento economico globale degli ultimi anni, Lima è riuscita a evitare il peggio. Degno di nota e di particolare importanza per la curva di crescita del Perù è il fatto che la nazione sia riuscita ad attrarre costantemente un livello significativo di investimenti stranieri, in particolare in settori quali l’industria mineraria, le infrastrutture e le energie rinnovabili.
L’impatto delle miniere
All’inizio di quest’anno, la Banca Mondiale ha previsto una ripresa dell’economia peruviana dovuta soprattutto alle entrate generate dall’aumento della produzione mineraria.Secondo il rapporto dell’istituzione, il “World Economic Outlook”, il prodotto interno lordo crescerà di circa il 2,5% quest’anno e leggermente meno, al 2,3%, nel 2025. Sebbene queste cifre non sembrino particolarmente elevate, va notato che le stime sono superiori alla media della regione latinoamericana, dove si calcola che la maggior parte dei paesi raggiungerà nel 2024 un tasso di crescita del 2,3% nella migliore delle ipotesi. Lima è un po’ più ottimista: a settembre la Banca Centrale di Riserva del Perù ha dichiarato che, sulla base di un’analisi dettagliata dei dati più recenti, la crescita economica nel 2024 supererà il 3,1%, mentre il 2025 registrerà il 3,0%, leggermente inferiore.
Le proiezioni della Banca Centrale di Riserva sono state accolte con favore dalla presidente Dina Boluarte, che lo scorso luglio era stata criticata per avere affermato, durante un discorso al Congresso, che la crescita economica avrebbe superato esattamente quel livello. Quali che siano i risultati definitivi, in primo luogo si tratterà di un significativo allontanamento dal trend negativo registrato nel 2023, quando l’economia si è contratta dello 0,6%, e, in secondo luogo, di un recupero in gran parte dovuto alla quasi completa ripresa dell’industria mineraria della nazione andina, dopo una serie di proteste antigovernative molto turbolente che hanno ostacolato l’operatività del settore.

