Le variabili geopolitiche stanno aumentando il loro peso sull’andamento del prezzo del petrolio: non si tratta solo dello stato di salute dell’economia, ma sempre più di scelte strategiche di posizionamento sullo scacchiere internazionale dei singoli Paesi. 

La nuova amministrazione Trump potrebbe segnare un punto di svolta, soprattutto per quanto riguarda gli investimenti all’interno del settore dei combustibili fossili, nonostante, ed è bene ricordarlo, nel 2023, con Biden alla Casa Bianca, gli Stati Uniti abbiano prodotto in media 12,9 milioni di barili al giorno: il record storico del Paese e la quantità più alta mai fatta registrare da qualsiasi nazione.

Che cosa succederà al prezzo del petrolio, rimasto negli ultimi mesi sotto tono, dipenderà anche dalle tensioni in Medio Oriente, che continuano a essere foriere di rischi potenziali. A tutto ciò si aggiunge la sempre maggiore diffusione di energie alternative, un processo oramai in corso e che è difficile fermare.

Il contesto generale rende complessa qualsiasi decisione d’investimento e, soprattutto, non permette scelte unilaterali sulla fonte energetica dominante

 

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