L’Europa attraversa una fase delicata: il contesto globale vede il Vecchio continente attraversato da tensioni politiche, geopolitiche ed economiche.

I mercati finanziari azionari trattano a multipli decisamente inferiori rispetto a quelli americani, ma anche la crescita degli utili non raggiunge i livelli prospettati negli Usa. Ciò detto, i multipli sono importanti nelle decisioni d’investimento ed è indubbio che, da questo punto di vista, l’Europa offre diverse opportunità. Sulle borse continentali pesano tre incognite, riflesse nei prezzi dei titoli: i possibili dazi americani, il rallentamento dell’economia cinese e il conflitto tra Russia e Ucraina. Se solo una di queste preoccupazioni si dovesse dissolvere, il corso dei titoli azionari dovrebbe beneficiarne. Nello specifico, ci potrebbe essere un significativo potenziale nel campo degli investimenti che negli ultimi anni non sono stati particolarmente vivaci in Europa e che sono molto sensibili a una riduzione dei tassi d’interesse. Inoltre, non vanno dimenticate le aziende che pagano elevati dividendi e con un solido track record di stabilità delle cedole: è un valido sistema per ottenere una buona combinazione di rischio e rendimento. In qualsiasi caso, emerge la necessità di identificare i leader del continente, ossia le imprese in grado di reggere l’urto degli Usa di Trump, di una possibile recessione, di una crisi energetica indotta dalla Russia e della concorrenza cinese

In un’Europa che appare in balia di tensioni e di giochi di potenze che la sovrastano, vale la pena esaminare, alla luce delle ultime novità, le opportunità di investimento che comunque il Vecchio continente offre. In particolar modo, l’obiettivo è riuscire a trovare un approccio sensato: investire sulle azioni europee che offrono il migliore rapporto di rischio/rendimento. I listini equity da questa parte dell’Atlantico, infatti, rendono particolarmente difficile trovare l’incastro giusto di queste due variabili in un ambiente contrassegnato da valutazioni relativamente contenute, ma anche da una visibilità dei profitti non eccezionale. Si tratta di uno scenario molto più difficile da leggere rispetto agli Stati Uniti, dove per anni i colossi del growth hanno non solo sovraperformato il resto dell’S&P 500, ma hanno anche stracciato gran parte dell’equity in termini di indicatori di rischio quali lo Sharpe o il ratio di Sortino. Per un lunghissimo periodo di tempo, la tecnologia Usa ha fornito rendimenti pazzeschi con una volatilità tutto sommato limitata. Al giorno d’oggi, il dilemma principale a Wall Street è capire in quali termini avverrà la grande rotazione che tutti si aspettano. 

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