a cura di Pinuccia Parini

Thomas Mucha è macro strategist di Wellington Management, il cui ruolo, all’interno del global macro strategy group, è studiare i rischi geopolitici globali che si prospettano all’orizzonte e quelli in corso, cercando di interpretare le possibili ricadute sulle politiche d’investimento in tutte le asset class.

Mai come quest’anno il tema è di attualità, perché, come ricorda Mucha, al primo gennaio 2025 risultavano in atto ben 59 conflitti nel mondo, circa il doppio rispetto a cinque anni fa, e il numero più elevato dalla seconda guerra mondiale. Ugualmente sono raddoppiati i colpi di stato (compresi i tentativi di sovvertimento dell’ordine costituito) in confronto a 10 anni fa. Ma soprattutto preoccupano i protagonisti che sono coinvolti: sono grandi potenze che si oppongono le une alle altre in diverse sfere d’intervento. Lo scenario che fa da sfondo al nuovo anno non è certo dei più rosei, tanto che le preoccupazioni che agitano Capitol Hill sono molteplici.

La sicurezza nazionale

Secondo l’esperto, lo scenario geopolitico è così destabilizzato che i legislatori e gli uomini degli apparati statali sono alla ricerca di tutti gli strumenti possibili per potere operare in un contesto così complesso. Durante i 40 anni precedenti, l’orientamento è stato verso l’integrazione e la creazione di economie sempre più grandi, mentre ora si è dinnanzi a un cambiamento strutturale con un’attenzione particolare alla sicurezza nazionale. Nella situazione attuale, con specifico riferimento agli Usa, il settore privato ricoprirà un ruolo più significativo non solo nell’ambito dell’intelligenza artificiale, ma anche in quello della robotica, dell’automazione, del quantum computing e, specialmente, dell’industria aerospaziale. Ciò fa sì che la relazione tra il mondo industriale e la politica subirà un cambiamento. Basterebbe, sempre secondo il macro strategist, guardare al ruolo di Elon Musk per comprendere come queste due sfere si stiano avvicinando, probabilmente anche perché c’è la necessità per i governi di capire la nuova tecnologia, a loro estranea. Una maggiore prossimità da parte delle società hi-tech con Washington e la Casa Bianca potrebbe anche condurre a un allentamento della regolamentazione, in particolare in ambito tecnologico. 

Il ruolo dell’Ai

La ricaduta, in termini di investimento, sarà di ricercare i settori che avranno la maggiore capacità di innovarsi e che saranno dirompenti. La particolare attenzione sulla sicurezza nazionale e i cambiamenti che avverranno nel lungo periodo comporteranno di considerare con attenzione il settore della difesa e gli investimenti che verranno fatti. Ciò significa, rimarca Mucha, affrontare anche il problema del cambiamento climatico e le sue conseguenze. Non è infatti un caso che le aree geopoliticamente più critiche si trovino nella fascia tra il tropico e l’equatore, che è la parte più colpita da catastrofi naturali riconducibili al mutamento del clima. Di questa situazione è consapevole anche il Pentagono, che rileva la necessità per queste zone di un maggiore adattamento ai cambiamenti in corso per aumentare la loro resilienza agli eventi naturali. Sempre nell’ambito della sicurezza nazionale, protagonista sarà l’innovazione tecnologica, guidata dall’intelligenza artificiale, già utilizzata dai sistemi di difesa americani (Ai predittiva): è questo uno dei motivi per cui l’antagonismo tra paesi su chi ne conquisterà la leadership si farà più acuto. Il tema della difesa sarà cruciale anche per l’Unione Europea che dovrà puntare a raggiungere una propria indipendenza in questo ambito, non tanto per le pressioni di Trump (la Nato continuerà a svolgere il proprio ruolo), ma piuttosto per fare fronte a quella che è diventata di fatto un’alleanza tra Russia e Cina, i cui interessi sembrano al momento allineati.

Lo spettro dei dazi

La fine del multilateralismo vedrà un’intensificazione delle negoziazioni, con gli Stati Uniti che useranno la minaccia dei dazi per ottenere varie concessioni. Per Mucha, l’accordo con la Colombia per la gestione dei migranti potrebbe diventare un modello di intervento dell’amministrazione Trump: comminare sanzioni per poi ritirarle alla luce di un accordo raggiunto.

Hot spot

Il macro strategist ritiene che il conflitto cui porre termine con urgenza è tra Russia e Ucraina e la sensazione è che nel 2025, prima o poi si arriverà a una tregua, visto che le nazioni coinvolte cominciano a soffrire per la durata dello scontro. Le attese, a tendere, sono per un’Ucraina forse ridimensionata, membro della Ue, ma non della Nato, mentre la Russia aumenterà la sua dipendenza dalla Cina. Un peggioramento della situazione in Medio Oriente, invece, potrebbe avere forti impatti sui mercati finanziari: il rischio più grande è come Tel Aviv vorrà gestire i rapporti con Teheran e, nello specifico, se decidesse di colpire i siti atomici dell’Iran. 

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