longevity

A colloquio con Giulia Culot, senior portfolio manager e co-manager comparto Generali Investments Sicav Sri Ageing Population.

Qual è il vostro approccio all’investimento nella longevity economy, che rappresenta l’asse portante della strategia del fondo che gestite?

«Questo prodotto, della cui gestione sono responsabile da 10 anni, è incentrato sul concetto che le trasformazioni generate dall’aumento della speranza di vita a livello globale e dall’invecchiamento del genere umano non si limitano al comparto dell’healthcare, ma toccano molti settori e temi, con conseguenze sociali molto vaste. Il nostro obiettivo è generare rendimenti elevati grazie a questo fenomeno, utilizzando un approccio olistico. Per ottenere ciò, dobbiamo partire da una semplice considerazione: a livello mondiale, il numero di persone definibili come senior (dai 65 anni in su) aumenta a un ritmo tre volte superiore rispetto al trend generale della popolazione del pianeta.

Questo fatto rappresenta una sfida demografica epocale, perché diverse potenze economiche sono già arrivate o stanno per giungere al proprio picco di popolazione. Inoltre, si sta assistendo a una diminuzione delle persone in età da lavoro ancora più intensa: nei prossimi anni, viene stimato un ulteriore calo del 20% in Italia e in Cina e del 12% in Germania.

Gli Stati Uniti, per il momento, sono caratterizzati da un profilo demografico migliore, sostenuto dalla forte immigrazione».

Come si può investire per cavalcare i tre sviluppi appena descritti?

«Sicuramente il tema della salute è fondamentale, dato che mediamente un anziano costa ai sistemi sanitari circa cinque volte la somma che viene spesa per un bambino. Vi è, dunque, un problema di sostenibilità dei servizi garantiti: in particolar modo, in ambito farmaceutico l’innovazione ha visto i costi gonfiarsi a dismisura.

Di conseguenza, l’applicazione dell’intelligenza artificiale lungo tutto il processo di creazione di nuove medicine rappresenta un campo di applicazione fondamentale per queste tecnologie, poiché offrono un potenziale enorme di aumento della produttività e di riduzione dei costi.

L’Ai, peraltro, mostra risultati estremamente promettenti anche nella diagnostica: basti pensare che, secondo uno studio statunitense, vi sono errori da parte degli esseri umani  nell’11% dei casi, mentre con l’Ai questa percentuale si riduce, ad esempio nel caso della lettura di una mammografia, all’1%».

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