Salman Ahmed, Global Head of Macro and Strategic Asset Allocation di Fidelity International analizza il nuovo anno.
Come si delinea il 2026?
«In vista del 2026, il contesto per gli asset rischiosi si prospetta favorevole. Iniziamo il nuovo anno in uno scenario macroeconomico benigno: la crescita dovrebbe essere resiliente e la politica (sia monetaria, sia fiscale) è accomodante. L’inflazione sottostante è ancora elevata, ma in fase di moderazione, e il rischio di una brusca recessione causata dai dazi è diminuito. I rischi permangono, con l’ulteriore deterioramento del mercato del lavoro, l’aumento dell’inflazione, e la difficile indipendenza della Banca centrale Usa; inoltre la solidità dei cicli di spesa in conto capitale e degli utili associati all’intelligenza artificiale (Ai) richiede una maggiore prudenza. Al momento sembrano gestibili. Tuttavia, il contesto a lungo termine risulta più complesso».
Che cosa la preoccupa?
«Al di là della stabilità a medio termine, si sta verificando una progressiva frammentazione globale, dopo anni di globalizzazione e di accumulo del debito. Il Liberation day è stato di per sé una manifestazione di questi cambiamenti strutturali e da allora ha accelerato la frammentazione globale in blocchi regionali. Sebbene Trump abbia abbandonato la posizione massimalista espressa nel Rose Garden ad aprile, la politica sui dazi e quella commerciale degli Stati Uniti sono ora le più restrittive dalla Seconda guerra mondiale. A questa frammentazione seguirà un ulteriore indebolimento intenzionale del biglietto verde. Il presidente americano ha cercato di ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti con il resto del mondo, interrompendo il ciclo di riciclo di capitali esteri negli asset denominati in dollari statunitensi. L’amministrazione preferirebbe che gli investitori puntassero su attività produttive, quali fabbriche e progetti infrastrutturali, anziché su titoli di stato improduttivi, prediletti dai portfolio manager delle riserve estere. Al momento, il valore del dollaro rappresenta uno strumento politico strategico e, di conseguenza, prevediamo che nei prossimi anni diminuirà, soprattutto con l’intensificarsi del dibattito sull’indipendenza della Fed nel mese di maggio, quando il presidente Jerome Powell terminerà il suo mandato».

