Come affrontare il tema della sostenibilità sui mercati finanziari rimane materia di approfondimento, soprattutto alla luce dei recenti cambiamenti introdotti dall’Unione Europea. Ne parla Dennis Baas, head of sustainability strategists di Allianz Global Investors.
Crede che sia necessario cambiare la narrativa sulla sostenibilità?
«Sì, lo penso quando si tratta di fare fronte alle reazioni negative nei confronti degli Esg. Credo che dovremmo superare le critiche alla regolamentazione e affrontare nuovamente la sostenibilità con una mentalità più costruttiva. A questo proposito, se guardiamo, ad esempio, l’indice S&P Global Clean Energy Transition, che dall’inizio dell’anno (21 novembre) ha registrato un aumento superiore al 40% in dollari Usa superando il Nasdaq, ci troviamo di fronte a un esempio positivo che propongo a coloro che sottolineano la performance deludente dei titoli legati alla sostenibilità sul mercato azionario».
Come si spiega il forte rialzo di questo indice?
«La diffusione dell’intelligenza artificiale richiede la realizzazione di molti datacenter che sono dispendiosi in termini di consumo energetico e, per tale ragione, l’utilizzo di impianti di rinnovabili, che possono essere realizzati in tempi brevi e a costi contenuti, si presenta come una valida soluzione. Un’analoga considerazione può essere fatta per il graduale processo di elettrificazione della rete di distribuzione dell’energia».
Però i datacenter si stanno sempre più moltiplicando. Non crede che ci sia una contraddizione di fondo a parlare di transizione energetica per aziende sempre più energivore?
«I datacenter consumano non solo molta energia, ma anche acqua per il raffreddamento dei loro sistemi. Per questa ragione, li valutiamo in base alla loro efficienza. Ad esempio, se il calore residuo di un centro dati viene utilizzato per riscaldare edifici commerciali e residenziali nelle vicinanze, riducendo così il consumo di energia da altre fonti, può essere classificato come un contributo alla transizione energetica. Inoltre, è possibile che l’aumento della domanda di energia sia accompagnato, da un lato, da una maggiore produzione da fonti rinnovabili e, dall’altro, da innovazioni tecnologiche che garantiscano che ciò avvenga in modo più efficiente e sostenibile. Un tale sviluppo potrebbe portare a un consumo molto più diffuso di energia pulita».
Quindi che cosa vuole dire investire nella transizione energetica?
«Significa investire in un ampio spettro di aree: dalla transizione di attività attualmente ad alta intensità di carbonio allo sviluppo di soluzioni innovative e rispettose dell’ambiente. L’evoluzione del contesto normativo e politico e le diverse definizioni di che cosa significhi contribuire alla transizione energetica rendono sempre più importante per gli asset manager e gli investitori articolare chiaramente il loro approccio, in particolare sulle misure di salvaguardia applicate quando si considerano asset più tradizionali e ad alta intensità di carbonio per gli investimenti. Ciò è importante per mitigare i rischi di greenwashing e il rischio di “immobilizzare” asset ad alta intensità di carbonio nel medio-lungo termine. Un approccio chiaro agli investimenti nella transizione energetica migliora anche l’allineamento con gli obiettivi dei clienti, garantendo il raggiungimento, sia dei loro target finanziari, sia di quelli di sostenibilità».

